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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Tangenti all'Agenzia delle Entrate, scontro fra accusa e difesa

I toni si alzano quando interviene l'avvocato Giuseppe Scozzari, difensore dei tre imputati nei cui confronti il pm Andrea Maggioni ha chiesto l'assoluzione

“Da cittadino sono preoccupato di un pm che prima ti arresta e poi, senza nessun elemento diverso o nuovo, ti manda a processo e, infine, chiede l’assoluzione. Così si distruggono le vite delle persone”.

Scontro durissimo fra difesa e accusa al processo “Duty free” che ipotizza un giro di tangenti all’Agenzia delle Entrate in cambio di annullamenti di sanzioni tributarie o informazioni riservate. La replica più dura arriva proprio per gli unici tre imputati, su un elenco complessivo di undici, nei cui confronti il pm Andrea Maggioni, nelle udienze precedenti, aveva chiesto l’assoluzione. L’avvocato Giuseppe Scozzari, ieri mattina, ha illustrato la sua arringa per il ragioniere Michele Daina, 64 anni, collaboratore di lungo corso del gruppo Campione, e i funzionari dell’Agenzia, Aurelio Bruno e Francesco Caci. Daina, il 10 dicembre del 2015, giorno in cui è scattata l’operazione della Guardia di Finanza, è finito agli arresti domiciliari insieme, fra gli altri, all’imprenditore Marco Campione, legale rappresentante del colosso aziendale “Girgenti Acque”, e al direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pietro Pasquale Leto. Uno degli episodi principali riguardava l’assunzione alle dipendenze di Girgenti Acque, la società che gestisce il servizio idrico in molti comuni della provincia di Agrigento, della trentenne Francesca Leto, praticante avvocato figlia del direttore dell’Agenzia.

L’imprenditore Marco Campione, legale rappresentante del colosso aziendale, e Leto, secondo l’accusa, avrebbero barattato l’assunzione - inizialmente come collaboratrice, poi è arrivata la promessa della stabilizzazione - con l’annullamento di una sanzione di 44 mila euro comminata alla società dell’imprenditore. Daina era accusato di avere avuto un ruolo nell’accordo corruttivo fra Leto e il proprio datore di lavoro. Tutti erano finiti ai domiciliari prima che il tribunale del riesame annullasse il provvedimento ritenendo che il quadro indiziario fosse carente. Il pm ha chiesto la condanna a 2 anni per Campione, a un anno per la figlia di Leto e l’assoluzione per Daina.

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