"Tangenti all'Agenzia delle Entrate in cambio di favori", parte l'appello: la difesa chiede nuove prove

L’unico episodio in discussione riguarda un’ipotesi di abuso di ufficio per la quale, in primo grado, sono stati condannati l'ex direttore, un funzionario e un'imprenditrice

La difesa degli imputati chiede di acquisire il verbale con la testimonianza, resa in un altro troncone del processo, del direttore regionale Pasquale Stellacci, dalla quale - secondo il loro punto di vista - verrebbe chiarita la posizione degli imputati. Il sostituto procuratore generale Sergio Barbiera chiede un termine per esaminarla ed esprimere l'eventuale consenso e i giudici della Corte di appello di Palermo rinviano l'udienza al 26 marzo. Riparte il processo scaturito dall’inchiesta "Duty free" che ipotizza un giro di tangenti all'Agenzia delle Entrate di Agrigento in cambio di favori e annullamenti di sanzioni tributarie. In questo processo, che scaturisce dallo stralcio del rito abbreviato, in realtà, non si contesta alcun episodio di corruzione.

L’unico episodio in discussione davanti alla Corte di appello riguarda un’ipotesi di abuso di ufficio per la quale, in primo grado, sono stati condannati l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pietro Pasquale Leto (un anno e quattro mesi), l’imprenditrice Maria Lombardo, 54 anni (8 mesi) e il funzionario dell’Agenzia Antonino Migliaccio (8 mesi). La condanna per abuso di ufficio scaturisce dalla circostanza che Lombardo, titolare di un’attività di noleggio di auto a Lampedusa, avrebbe beneficiato di un illegittimo annullamento di una sanzione tributaria di oltre 200 mila euro. 

I difensori, gli avvocati Salvatore Pennica, Alfonso Neri ed Enrico Quattrocchi, hanno chiesto ai giudici di acquisire la testimonianza di Stellacci che avrebbe scagionato gli imputati. 

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