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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Tangenti all'Agenzia delle Entrate e annullamenti di sanzioni illegittime? Ex direttore difende imputati

La Procura contesta alcune ipotesi di abuso di ufficio legate ad eccessivi "sconti" sulle sanzioni. Due testi spiegano: "Erano la direttive del ministero"

Non ci sarebbe stato alcun abuso di ufficio nell'annullamento di alcune sanzioni o nello "sconto" rispetto alle pretese iniziali. Lo hanno sostenuto in aula due testi citati dai difensori degli imputati del processo scaturito dalll'inchiesta Duty free, che ipotizza un giro di tangenti all'Agenzia delle entrate.

Si tratta di Leonardo Zammarchi, a capo negli anni scorsi dell'ufficio ispettivo dell'Agenzia e Giuseppe Raimondo Marino, ex direttore provinciale. I due testi, rispondendo ai difensori - fra gli altri gli avvocati Salvatore Pennica, Francesco Gibilaro e Olindo Di Francesco - hanno spiegato che "la direttiva dell'Agenzia era quella di concedere sconti rispetto alle pretese iniziali se il contribuente si fosse manifestato pronto a pagare e chiudere il contenzioso".

"L'obiettivo - ha spiegato Zammarchi - era quello di chiudere il contenzioso se il contribuente sanzionato era disponibile a pagare, anche accettando una riduzione rispetto alle pretese".

"Meno soldi e subito? Sì - ha risposto alla domanda esplicita del presidente del collegio Wilma Angela Mazzara -, funzionava così".

Marino ha spiegato che la riduzione del 40 per cento, contestata in alcuni casi, "non era affatto esagerata".   

Gli imputati di questo troncone sono dodici. Si tratta di Antonio Vetro, consulente del lavoro; Vincenzo Tascarella, Giuseppe Cumbo, Giuseppe Castronovo, Filippo Ciaravella, Piera Callea, Angelo Pagliarello, tutti funzionari dell’Agenzia; Salvatore La Porta, di Porto Empedocle, socio e amministratore della Metalmeccanica agrigentina; i medici Giovanni Crapanzano e Santo Pitruzzella, entrambi di Favara, estranei al giro di tangenti che coinvolge imprenditori e funzionari ma accusati di avere rilasciato falsi certificati ad alcuni ispettori dell'Agenzia e i ristoratori favaresi Giuseppe e Salvatore, Costanza, padre e figlio accusati di avere rilasciato una falsa attestazione per alcuni rimborsi.

Fra le accuse contestate la corruzione, l'abuso di ufficio e la truffa.

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