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Sorpreso a intascare mazzetta da 56 mila euro, arrestato il presidente consorzio diagnostico

In manette con l'accusa di estorsione l'avvocato Nicolò Ippolito, 65 anni, presidente del gruppo Mediterraneo Scarl. La replica: "Noi siamo i danneggiati"

Arrestato in flagranza di reato il presidente di uno dei più grandi consorzi di diagnostica della Sicilia, sorpreso a intascare una mazzetta da 56 mila euro. Con l'accusa di estorsione la guardia di finanza ha arrestato Nicolò Ippolito, avvocato 65enne di Racalmuto (Agrigento), presidente del Gruppo diagnostico mediterraneo scarl che conta numerosi centri e ha sede legale in via Pipitone Federico. Il Gip pur convalidando l'arresto ha disposto che non si applichi la misura cautelare.

Le indagini hanno preso il via dopo la denuncia di Marco Zummo, fratello del presidente della Camera penale di Palermo, che ha segnalato ai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria un problema riscontrato dopo aver rilevato un a dicembre 2018 un laboratorio di analisi cliniche a Caltavuturo. Ippolito, come ricostruito dagli investigatori, gli avrebbe negato il nulla osta necessario per far subentrare l'attività in un nuovo soggetto giuridico.

"Tale assenso - ricostruisce la guardia di finanza - è previsto dalla normativa regionale per il corretto funzionamento del sistema laboratoristico regionale, soprattutto allo scopo di individuare il budget assegnato a ciascun consorziato che transita presso altro soggetto, nonché per favorire l’aggregazione dei piccoli laboratori (non in grado di svolgere almeno 200.000 prestazioni in tre annualità) in organismi più strutturati. La fuoriuscita di un soggetto potrebbe incidere sulla produttività del consorzio di provenienza". Ma per fare ciò non è prevista la corresponsione di alcuna somma, considerata quindi "indebita" nel caso di Ippolito.

Da quel momento sono state effettuate le indagini attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali. "E' emerso che l'arrestato, operando all'insaputa degli altri membri del cda, mediante continue e reiterate minacce più o meno esplicite - spiegano gli investigatori - ha costretto la vittima a corrispondere indebitamente la somma di euro 56 mila euro, procurandosi così un vantaggio ingiusto con pari danno per la persona offesa". Dopo il passaggio di quella che per gli inquirenti è sembra ombra di dubbio una tangente è scattato il blitz della guardia di finanza che ha fermato Ippolito. L’avvocato agrigentino è stato accompagnato a casa in attesa dell’udienza di oggi. Il gip ha convalidato l’arresto senza però disporre alcuna misura cautelare in attesa del processo.

"In assenza del nulla osta - spiegano ancora dal Nucleo di polizia economico-finanziaria - e della determinazione del budget il laboratorio di Caltavuturo, ormai entrato a far parte del nuovo consorzio, non può ricevere i previsti finanziamenti da parte dell’Asp, con conseguente insostenibilità dell’iniziativa imprenditoriale e il concreto rischio, come rappresentato anche dal sindaco di Caltavuturo, di rendere difficoltosa la fruizione di un importante servizio per i cittadini dei comuni di Caltavuturo, Sclafani Bagni e Scillato, trattandosi dell’unico centro di prelievo in una zona montana svantaggiata. L’estorsore ha dapprima cercato di farsi assegnare una quota del budget del laboratorio uscente, poi ha minacciato di rilasciare il nulla osta soltanto a partire da gennaio 2020 e, infine, ha mascherato come ristoro di un danno patito il profitto dell’indebita costrizione svolta nei confronti della persona offesa".

La replica: "Noi danneggiati e offesi"

"Il nulla osta non è mai stato chiesto da Karol a Gdm - si difende Ippolito -. La cifra era solo un ristoro dei danni subiti dal Consorzio visto che Karol ha eseguito illegittimamente gli esami altrove e senza autorizzazione. Sono stati l'Asp e l'assessorato a negare i pagamenti a Karol per gli esami che non avrebbe dovuto e potuto effettuare in mancanza di autorizzazione. Dal primo gennaio Karol ha eseguito l'attività abusivamente. Ribadisco che il nulla osta non è mai stato chiesto al Consorzio - prosegue Ippolito - che altrimenti lo avrebbe rilasciato come previsto dalla legge e come avvenuto in altre circostanze. Hanno fatto apparire la situazione come un'estorsione, ma si trattava di soldi che il Gdm doveva ricevere anche per delle spese legali nei giudizi che hanno visto Karol soccombere e per un decreto ingiuntivo mai onorato da Karol. L'assegno era intestato al Consorzio, di cui ho sempre difeso gli interessi. Se il Consorzio è tra i più grandi della Sicilia lo è in virtù della trasparenza di gestione. Lo stesso Gip - conclude Ippolito -, e le carte sono a disposizioni di tutti per verificarlo, spiega che non si sono indizi di colpevolezza in ordine alla incolpazione provvisoria contestata dal pm".

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