Striscia la notizia a Favara sul caso delle statue distrutte: è polemica

La trasmissione satirica si è occupata della vicenda del simulacro del Cristo distrutto da ignoti e ha ipotizzato l'esistenza di un "business" del Sacro

L'inviata Rajae Bezzaz

Dietro la distruzione quasi sistematica di alcune statue del Cristo avvenuta a Favara c'è un "business" della vendita di oggetti religiosi? A lanciare questo interrogativo è stata ieri il tg satirico "Striscia la Notizia", che era arrivato nella città dell'Agnello pasquale alcune settimane fa con la propria inviata Rajae Bezzaz. Questa, vestita da Sherlock Holmes, ha provato ad indagare sulla serie di gesti blasfemi che hanno interessato il paese e che si sono conclusi, appunto, con la distruzione a colpi di mazza della statua di Gesù di viale Stati Uniti.

Nuovo raid vandalico, distrutta a colpi di mazza la statua di Cristo di viale Stati Uniti

Bezzaz, dopo il consueto giro tra gli anziani del paese (che è praticamente un rituale obbligatorio quando si parla di Sicilia, giusto per strappare il tradizionale "nenti sacciu") ha poi parlato con l'artista Giuseppe Alba che aveva decorato e poi restaurato la statua distrutta, ma soprattutto con un ignoto soggetto che, secondo Bezzaz, avrebbe realizzato il simulacro per poche decine di euro, anche se questo sarebbe stato poi rivenduto ad oltre 1500 euro. "Forse è per questo che gli rodeva così tanto?" chiede l'inviata, che ha anche provato ad intervistare l'uomo - abbastanza noto a Favara - il quale ha rifiutato e ha poi minacciato l'operatore della trasmissione per imporgli di effettuare le riprese.

Vandalo "beccato" dalle telecamere: le terribili immagini della distruzione

Parole molto nette sono arrivate da don Marco Damanti, della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, che è stato "intervistato" da Bezzaz. Se nella parte mandata in onda dalla trasmissione il prete ha invitato a ricordare che "la fede non è il simulacro in sè", subito dopo il servizio sulla sua pagina social ha detto di essersi "vergognato" per l'atteggiamento mostrato da alcuni, che, appunto, hanno risposto di non saperne nulla della vicenda. "Mi chiedo - dice Damanti - non sapevano di questi attacchi alle statue? almeno potevano essere dispiaciuti e condannare questo vile gesto. Vergogna. Questo atteggiamento e questa mentalità omertosa inquina la nostra società”.

Ad ogni modo, il servizio non è piaciuto a molti per il taglio e l'impostazione data alla narrazione della vicenda, che a tratti sembrava voler indugiare troppo nei rimandi a un certo tipo di sicilianità che poco bene ha fatto in questi anni alla nostra isola.

Qui il servizio

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