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Cronaca Ravanusa

La strage di Ravanusa, ricerche a oltranza per tutta la notte sotto le macerie

I soccorritori non si sono fermati un attimo da ieri sera alle 21 per localizzare i dispersi. All'appello, dopo il ritrovamento di due superstiti e tre cadaveri, mancano in sei. Il sindaco Carmelo D'Angelo: "Siamo spinti dalla speranza che siano ancora vivi"

"Si continua a cercare a oltranza. Siamo spinti dalla speranza di trovare i nostri sei concittadini ancora vivi. Abbiamo dalla nostra parte tutto il Paese e sono in campo le migliori risorse umane e tecnologiche. La speranza non si spegne". Lo ha detto questo sera il sindaco di Ravanusa, Carmelo D'Angelo, al termine della giornata più buia della storia del paese.

L'Italia intera piange per la strage il cui bilancio preciso deve essere ancora quantificato. Undici le persone coinvolte nel crollo della palazzina di via Trilussa attorno a cui è stato devastato un intero quartiere. Due anziane sono state ritrovate vive durante la notte.

Tre invece le vittime. Si tratta di Pietro Carmina, 68 anni, docente di storia e filosofia dell'istituto Foscolo di Canicattì; di Maria Crescenza Zagarrio, 69 anni e di Calogera Gioachina Minacori, 59 anni. Fra i dispersi una giovane coppia di sposini che sognavano di diventare genitori. Oltre 150 gli sfollati.

La storia di Selene e Giuseppe che commuove l'Italia

Selene Pagliarello raccontava su Facebook la sua felicità per il matrimonio con Giuseppe Carmina. Una cerimonia organizzata inizialmente il 12 settembre dello scorso anno e poi rimandata per il Covid.

Selene Pagliarello e Giuseppe Carmina dispersi esplosione di Ravanusa-3

“Eccoci qui - scriveva Selene l'11 settembre 2020 - a poche ore da quello che avevamo sempre sognato. Lo abbiamo immaginato, preparato nei minimi dettagli, con tanti sacrifici abbiamo creato la nostra casa che è lì a guardarci e a dirci aspetto voi. Eravamo pronti ma qualcosa è andato storto. Avevamo immaginato un 2020 tutto rose e fiori e così è stato, un anno di cambiamenti tutti positivi; settembre doveva essere la ciliegina sulla torta, ma così non sarà». Un matrimonio poi celebrato qualche mese dopo, nell’aprile del 2021. L’arrivo di un figlio (la donna doveva partorire tra pochissimi giorni) sarebbe stato il coronamento della loro storia d’amore.

La prima donna estratta dalle macerie: "Mi sento miracolata"

Si definisce “miracolata” Rosa Carmina, la donna di 80 anni che abitava al primo piano della palazzina crollata. Pur avendo ben tre piani sulla testa che sono venuti giù, è riuscita comunque a salvarsi.

“Stavo preparando la cena - ha raccontato la prima donna estratta viva dalle macerie - quando improvvisamente si è spenta la tv. Poi andata via la luce ed il pavimento e il tetto si sono sgretolati in pochi secondi. Era come il terremoto. Sono rimasta incastrata per alcune ore sotto le macerie ma avevo la testa libera. Vedevo il sangue sulle braccia e non potevo muovermi. Ho urlato aiuto e sono riusciti a sentirmi e a tirarmi fuori. La mia famiglia è rovinata. È stato veramente straziante”.

Il portavoce nazionale dei vigili del fuoco: "Lavoro incessante"

“Stiamo lavorando incessantemente da 24 ore - ha detto il portavoce nazionale dei vigili del fuoco Luca Cari - ma è un intervento estremamente delicato. I mezzi meccanici si muovono lentamente e vengono manovrati con la massima cautela per rimuovere i blocchi più pesanti. L’obiettivo è cercare di creare degli spazi sufficienti a consentire agli uomini di penetrare in profondità. Ma bisogna stare molto attenti a non provocare ulteriori crolli che potrebbero influire negativamente sulla condizione delle persone attualmente intrappolate sotto le macerie”.

Docente di filosofia e amante della Juve, ecco chi era il professore Carmina

Era un professore fuori dal comune Pietro Carmina, classe 1953. Insegnava storia e filosofia al liceo “Ugo Foscolo” di Canicattì e invitava i suoi alunni ad “azzannare e conquistare la vita”, perché l’esistenza di ognuno non è condizionata solo dalla fortuna, dal caso, ma dalla capacità di costruirsela con le azioni e le scelte giuste.
Era voluto bene da tutti, aveva una grande passione per la Juventus, condivisa con il figlio, aveva pubblicato un articolo in cui parlava orgogliosamente del liceo in cui insegnava. E aveva anche realizzato un romanzo storico ambientato proprio a Ravanusa.

Ecco cosa scriveva nel suo ultimo giorno di scuola, prima di andare in pensione: “Ai miei ragazzi, di ieri e di oggi. Ho appena chiuso il registro di classe. Per l’ultima volta. In attesa che la campanella liberatoria li faccia sciamare verso le vacanze, mi ritrovo a guardare i ragazzi che ho davanti. E, come in un fantasioso caleidoscopio, dietro i loro volti ne scorgo altri, tantissimi, centinaia, tutti quelli che ho incrociato in questi ultimi miei 43 anni”.

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