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Martedì, 18 Giugno 2024
La decisione / Ravanusa

La strage di Ravanusa con 9 morti provocati da una gigantesca fuga di gas: 2 rinvii a giudizio

A processo due tecnici che hanno eseguito dei lavori di posa della tubatura e firmato il collaudo: no del gip all'archiviazione per i vertici di Italgas

Due rinvii a giudizio per l'esplosione, dell'11 dicembre del 2021, quando una gigantesca fuga di gas provocò l'esplosione che devastò un intero quartiere con 9 morti rimasti schiacciati sotto le macerie delle palazzine.

A processo vanno due tecnici: Guido Catalano, l’ingegnere di 77 anni direttore tecnico della Siciliana Gas al momento della posa della condotta del metano nel luogo in cui avvenne l’esplosione nonché, firmatario, nel 1999 deil collaudo tecnico-amministrativo e Carmelo Burgarello, 88 anni, responsabile tecnico della A.Mi.Ca. Srl, l’impresa incaricata dalla committente Siciliana gas di eseguire i lavori di messa in posa della tubazione “incriminata”.

La strage di Ravanusa: chieste 10 archiviazioni e 2 rinvii a giudizio

La decisione di disporre il processo è del giudice per l'udienza preliminare Giuseppa Zampino che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Salvatore Vella. Contestualmente è stata rigettata la richiesta della stessa procura di archiviare l'indagine a carico di dieci responsabili regionali e nazionali di Italgas iscritti per primi nel registro degli indagati. 

A opporsi alla chiusura del caso erano stati i familiari delle vittime fra cui il figlio del professore Pietro Carmina, assistito dall'avvocato Luigi Termini. Il docente di filosofia, con la sua lettera di pensionamento con cui salutava i suoi alunni, aveva commosso l'intera nazione ed era stato citato persino dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno. 

Catalano, che in un primo momento aveva chiesto il rito abbreviato, si era difeso negando ogni responsabilità e fornendo una versione del tutto alternativa, rispetto a quanto sostenuto dalla procura, sulle cause dell’esplosione.

Aveva detto, in particolare, che la doppia deflagrazione non sarebbe stata  causata dal metano fuoriuscito dalla rottura della condotta ma da uno sversamento di gpl che prima dell’esplosione si trovava in strada, sia in via Trilussa che in via Pascoli.

La strage di Ravanusa, chiesta nuova perizia

Questa “perdita”, a suo dire, sarebbe derivata da una bombola presente nella zona che ad un certo punto sarebbe esplosa provocando, a catena, la seconda e più devastante esplosione, anch’essa non imputabile al metano ma, presumibilmente, sempre secondo la tesi dell'imputato, dalla presenza di benzina o di fertilizzante che si sarebbe trovato in una delle case saltate in aria in via Trilussa.

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Le responsabilità della fuga di gas, secondo l'ipotesi della procura, sarebbero da ricondurre a un difetto nella saldatura in un raccordo. La questione, adesso, sarà sottoposta al vaglio di un dibattimento con nuovi testi, consulenze e perizie. La prima udienza, davanti al giudice Nicoletta Sciarratta, è in programma il 12 dicembre.

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