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Martedì, 17 Maggio 2022
La strage / Licata

La strage familiare di Licata, anche la vittima aveva delle armi ... ma sono rimaste in cassaforte: al via le autopsie

Il medico legale comincerà già oggi con gli esami che verranno effettuati nella camera mortuaria dell'ospedale "San Giovanni di Dio", ma appare assai improbabile che possano essere ultimati già nella giornata odierna.

La Procura di Agrigento, con a capo Luigi Patronaggio, ha conferito l'incarico al medico legale per effettuare l'autopsia sulle vittime della strage di contrada Safarello a Licata. Il medico legale comincerà già oggi con gli esami che verranno effettuati nella camera mortuaria dell'ospedale "San Giovanni di Dio" di Agrigento, ma appare assai improbabile che possano essere ultimati già nella giornata odierna. 

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Intanto, i carabinieri della compagnia di Licata hanno accertato che anche Diego Tardino, il quarantaquattrenne ucciso assieme alla moglie e i due figli dal fratello Angelo  poi morto suicida, aveva una pistola regolarmente detenuta. L'arma però è rimasta  all'interno della cassaforte nella sua abitazione di campagna, in contrada Safarello. La vittima, di fatto, non s'aspettava che il fratello più grande fosse armato e gli ha - ieri mattina, di buon ora, - aperto tranquillamente la porta di casa. L'imprenditore agricolo di 48 anni avrebbe invece sparato al fratello Diego prima a distanza e poi da vicino. A quanto pare, ieri mattina, non vi sarebbe stata una lite. I carabinieri continuano, infatti, a propendere per la premeditazione: l'uomo potrebbe essere arrivato a casa del fratello con l'intenzione di uccidere il fratello e la sua famiglia.

Gli investigatori, ieri, non sono riusciti ad aprire la cassaforte di Diego Tardino e hanno chiamato, in serata, i vigili del fuoco ed un fabbro. Aperta la cassaforte, i carabinieri hanno accertato la presenza della pistola regolarmente detenuta dalla vittima. L'uomo aveva anche un fucile, trovato in casa e una vecchia carabina.

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Angelo Tardino, il quarantottenne che dopo aver ucciso il fratello, la cognata e i due nipotini si è tolto la vita - è stato accertato dai militari dell'Arma - aveva quattro armi regolarmente denunciate. Due (un fucile da caccia e un'altra pistola) erano state depositate e altre due - stando a quanto è emerso nelle ultime ore - sono state portate ed utilizzate sul luogo del delitto.  E' continuando ad indagare che i militari dell'Arma stanno facendo chiarezza e mettendo dei punti fermi sull'intera tragedia. Ieri, inevitabilmente, è stata una giornata assai caotica: molti dettagli sono stati messi a fuoco soltanto con il passare delle ore. 

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Anche oggi - stando a quanto si apprende - i carabinieri torneranno sul luogo della strage per nuovi ed ulteriori accertamenti. 

"Mia figlia era felice in campagna, aveva ritrovato la serenità. Avevano dovuto lasciare la casa in cui vivevano perché nello stesso palazzo abitava il cognato, ed era un litigio continuo". Domenico Ballacchino è il padre di Alessandra Ballacchino, la donna uccisa con tutta la sua famiglia dal cognato. L'anziano è stato ascoltato, così come anche il padre della vittima e dell'assassino, per tutto il giorno dai carabinieri. Entrambi gli anziani, a quanto pare, hanno raccontato dei continui dissidi per motivi economici tra i due fratelli. "Ma non avevano mai presentato denuncia, anche se qualche volta sono dovuti intervenire i carabinieri - ha aggiunto Domenico Ballacchino - . Mia figlia è andata lì (nella casa di campagna di contrada Safarello ndr.) per stare tranquilla. E invece...".

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