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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca Licata

La strage di Licata, Tardino ha usato tre pistole: ha progettato il gesto?

Il quarantottenne che, questa mattina ha ucciso il fratello, la cognata e i nipoti, pare abbia pianificato il quadruplice omicidio

Angelo Tardino, 48 anni, l'autore della strage familiare di questa mattina a Licata, avrebbe usato tre pistole per uccidere il fratello, la cognata e i due nipoti e suicidarsi. Lo si apprende da fonti dei carabinieri che indagano sull'episodio. 

L'uomo, trasportato in elisoccorso all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta in "coma irreversibile, piantonato dai carabinieri", come spiegato dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, è deceduto in tarda mattinata a causa delle gravi lesioni.

Strage a Licata, 4 morti dopo una lite per l'eredità

L'assassino, secondo la ricostruzione dell'episodio, era andato, alle prime luci del mattino, in contrada Safarello, dove si trova la casa di campagna del fratello Diego, 45 anni: nella stessa zona ci sono dei terreni lasciati in eredità dal padre, tutti coltivati a primizie.

Tra i due fratelli sarebbe scoppiata una violenta lite, l'ennesima, per questioni di spartizione delle aree coltivate. Durante il litigio, Angelo Tardino ha estratto una pistola Beretta calibro 9x21 e fatto fuoco contro il fratello Diego e la cognata Alexandra Angela Ballacchino, 40 anni. I due nipoti Alessia di 15 e Vincenzo di 11 anni, sono stati assassinati con una rivoltrella; il piccolo sarebbe stato trovato sotto il letto avvolto con una coperta.

L'omicida, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal procuratore Luigi Patronaggio e dal sostituto Paola Vetro, è poi salito in auto raggiungendo via Mauro De Mauro sparandosi alla tempia con una pistola a tamburo marca Bernardelli.

Due delle tre armi utilizzate nella tragedia erano legalmente detenute, delle terza non si hanno notizie. I militari dell'Arma, avvisati dalla moglie, si erano messi sulle tracce dell'uomo con cui avevano parlato telefonicamente per convincerlo a costituirsi, ma inutilmente: durante la conversazione, ha rivolto contro di sè la pistola e ha fatto fuoco. E' stato rintracciato nell'abitacolo, in via Mauro De Mauro: in primo tempo era stata comunicata la sua morte, poi i sanitari hanno rilevato che era ancora vivo, seppure in condizioni disperate; è morto poche ore dopo nell'ospedale del capoluogo nisseno.

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