Teatro e musica come vocazione, il baritono Stefano Trizzino: "Sogno New York"

E’ stato uno degli interpreti dello spettacolo teatrale “Vestire gli ignudi”. Sulla sua strada anche un big della musica, come Ennio Morricone

Stefano Trizzino

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Ha studiato al conservatorio di Santa Cecilia a Roma, una delle eccellenze del nostro Paese, per poi innamorarsi del teatro e della musica. E’ stato uno degli interpreti dello spettacolo teatrale “Vestire gli ignudi”. Sulla sua strada anche un big della musica, come Ennio Morricone.

Nel 2006, il nostro volto della settimana, ha fatto parte del coro del Politeama. Il teatro vocazione e la musica come grande passione. Un viaggio dentro il mondo di Stefano Trizzino. L’attore nato a Bivona si è raccontato ai microfoni di AgrigentoNotizie.

Ciao Stefano raccontaci la tua storia...

"Sono di Bivona, la famosa città delle pesche, in provincia di Agrigento. Sono un baritono ed attore, ma scrivo anche musica. Vivo a Roma dal 2013, poiché ho scelto di trasferirmi dal conservatorio Bellini di Palermo al Santa Cecilia, dove poi mi sono diplomato".

Ti manca la tua città ?

"Quello che mi manca di più sono gli affetti, i miei nipoti, i miei genitori, mia sorella. Poi la gente, il mare, il sole e una buona "mangiata di pesce" con gli amici".

In cosa dovrebbe migliorare la tua città?

"Quanto tempo abbiamo? Sarà retorica, ma indubbiamente in cultura far conoscere la realtà locale sarebbe fonte di guadagno per tutti. Siamo la terza isola più bella al mondo, eppure non sappiamo valorizzarla come si dovrebbe".

Cosa ti manca di Agrigento?

"Cito colui che ho avuto la fortuna di conoscere e di averci scambiato anche due chiacchiere 'U scrusciu du mari'. Ecco, quello mi manca. Naturalmente era il grande Andrea Camilleri".

Hai un consiglio per i giovani agrigentini?
 

"Siate curiosi, andate avanti con le vostre idee, convinzioni, documentatevi  e studiate, perché solo così potranno cambiare le sorti di questo paese".

Sogni di tornare?
 

"Sempre. Sono un nostalgico. Tant'è che, fortunatamente, mi trovavo già in Sicilia prima del famoso lockdown per delle vacanze di Pasqua anticipate, proprio per godermi di più la famiglia".

Come stai vivendo questi giorni di piena emergenza?

"Studiando, continuando a documentarmi sempre, facendo anche un po' di esercizio fisico ma soprattutto creando musica e collaborando con colleghi a distanza per dei progetti che andranno in rete prossimamente. Chi si ferma è perduto. E poi, forse, rimarrò in Sicilia anche dopo l'estate, appunto per dei progetti personali che ho in mente di mettere in atto".

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Qual è il tuo più grande sogno?
 

"Beh, ovviamente quello di poter cantare e recitare al Met di New York, vincere un Oscar come miglior colonna sonora, e di vivere in una casetta in riva al mare con le persone che amo. Sono tre, va bene, "meglio abbunnari ca a mancari" si dice dalle mie parti".

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