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Tribunale

Persecuzioni a sfondo sessuale ai danni di un'impiegata, direttore museo sotto accusa: la parola al pm

Vincenzo Caruso è imputato di stalking, l'istruttoria del processo è conclusa: nella prossima udienza è prevista la requisitoria della procura

Istruttoria chiusa e udienza aggiornata per la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe difensive. Il processo a carico dell'ex direttore della Biblioteca museo, Luigi Pirandello, Vincenzo Caruso, accusato di stalking a sfondo sessuale ai danni di una dipendente, è arrivato agli sgoccioli.

Il giudice monocratico Manfredi Coffari ha aggiornato l'udienza al 20 marzo per la requisitoria del pubblico ministero, le arringhe di parte civile e quelle dei difensori. I difensori dell'imputato, gli avvocati Vincenzo Caponnetto e Walter Tesauro, hanno chiesto al giudice di potere fare una produzione di documenti prima delle discussione conclusiva.

Caruso è accusato di avere perseguitato la dipendente facendole continue avance a sfondo erotico e provocandola anche in presenza di altre colleghe. La donna, un'impiegata della Biblioteca museo “Luigi Pirandello”, avrebbe però rifiutato gli approcci del suo direttore che, per ripicca, avrebbe adottato alcuni atti amministrativi a lei sfavorevoli. L’ex responsabile della struttura, nonché ex soprintendente di Caltanissetta, ha sempre negato qualsiasi accusa.

La donna, sposata e con figli, ha denunciato di essere stata continuamente molestata con sms, telefonate e altri atteggiamenti dal contenuto inequivocabilmente provocatorio e a sfondo sessuale. Al rifiuto della donna, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero seguiti degli ordini di servizio di carattere ritorsivo. Fra gli episodi contestati, in particolare ci sarebbe stato il suo rifiuto a concederle i benefici previsti dalla cosiddetta legge 104 ai quali avrebbe avuto diritto per l’assistenza di un familiare. I fatti contestati risalgono al settembre di tre anni fa. 

"Mi provocava - ha raccontato la presunta vittima in aula - alludendo al fatto che mio marito non mi soddisfacesse sessualmente, ho denunciato i fatti alla Regione che mandò due ispettori. Cosa fecero? Mi minacciarono anziché aiutarmi".

La donna ha raccontato di presunte umiliazioni subite anche con il coinvolgimento di altri colleghi dell’ufficio, vicini al direttore, che non avrebbero avuto un ruolo nella vicenda ma, a suo dire, l’avrebbero derisa e sarebbero stati pronti a coprire Caruso. "A partire dal suo autista – ha raccontato – che disse di essere disponibile a mentire e testimoniare il falso pur di salvarlo, come aveva fatto in altre circostanze".

Accuse che Caruso, sentito a lungo in aula, ha smentito punto per punto. "Non l'ho mai perseguitata - ha detto -, non le ho fatto mai alcuna avance e non mi sono mai vantato con nessun mio collaboratore di avere avuto atteggiamenti di complicità intima nei suoi confronti. Forse ho dato fastidio perchè ho cercato di fare rispettare le regole". 

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