Cronaca

Stalking a sfondo sessuale a dipendente, collega vittima in aula: "Era avvilita"

Sul banco degli imputati l'ex direttore della Biblioteca museo Luigi Pirandello, Vincenzo Caruso

foto archivio

"Mi raccontò di essere avvilita delle continue molestie del direttore, chiese pure l'intervento di un sindacalista per provare a porre un freno alla sua attività persecutoria. Ho assistito a diversi episodi, in una circostanza ho preso pure le sue difese".

Una collega della vittima ricostruisce così in aula l'attività persecutoria che, a suo dire, l'ex direttore della Biblioteca Pirandelliana ed ex sovrintendente Vincenzo Caruso, avrebbe compiuto ai danni di una dipendente che lo ha denunciato e fatto finire a processo per un'accusa di stalking a sfondo sessuale.

La donna, peraltro, avrebbe subito - di fronte al rifiuto delle sue avance a sfondo sessuale - della rappresaglie lavorative. La vicenda muove i suoi primi passi nel 2011. La donna, esasperata dalle attenzioni del direttore che, secondo il suo racconto, avrebbe avuto atteggiamenti provocatori sul posto di lavoro finalizzati ad avere rapporti sessuali, decide - prima ancora di chiedere l'intervento della magistratura - di rivolgersi al Cobas.

"Prima di presentare una formale denuncia - ha raccontato la collega della presunta vittima rispondendo al pubblico ministero Manuela Sajava e agli avvocati di parte civile Daniela Principato e Arnaldo Faro - ha provato a fare intervenire in maniera informale un parente e un sindacalista. Ci fu un momento in cui sembrava che le cose stessero andando meglio".

Caruso, difeso dagli avvocati Vincenzo Caponnetto e Walter Tesauro, in un primo momento era indagato pure per concussione: il dirigente, secondo il racconto della donna, avrebbe vendicato il "no" alle sue avances con atti amministrativi ritorsivi come il rifiuto di concederle i permessi ai sensi della cosiddetta "legge 104" per assistere il padre ammalato o delle contestazioni pretestuose come, ad esempio, in occasione di una pausa caffè con una collega.

La collega della presunta vittima ha raccontato che, in una circostanza, Caruso, senza alcun motivo, l'avrebbe rimproverata in maniera aspra, davanti a tutti, con la sola finalità di umiliarla. 

"Stavamo parlando nella mia stanza, quando l'architetto Caruso è entrato rapidamente gridando e rimproverandola perchè, secondo lui, stava chiacchierando a voce alta e disturbando gli altri impiegati. Ma non era affatto vero, nella circostanza presi le sue difese".

La presunta vittima, ascoltata a lungo nelle udienze precedenti, aveva confermato le accuse in aula. “Mi provocava - ha raccontato - alludendo al fatto che mio marito non mi soddisfasse sessualmente, ho denunciato i fatti alla Regione che mandò due ispettori. Cosa fecero? Mi minacciarono anziché aiutarmi”.

La donna ha raccontato di presunte umiliazioni subite anche con il coinvolgimento di altri colleghi dell’ufficio, vicini al direttore, che non avrebbero avuto un ruolo nella vicenda ma, a suo dire, l’avrebbero derisa e sarebbero stati pronti a coprire Caruso. 

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