"Ho visto l'auto arrivare ad alta velocità e pensavo l'avesse investito", commessa racconta in aula l'aggressione

Il quarantaduenne Ignazio La Mendola è accusato di aver perseguitato un'intera famiglia di imprenditori, la testimonianza di una dipendente e di una vittima

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"Ho visto una Bmw grigia provenire a velocità elevata dal viadotto, è entrata nel piazzale e si è fermata bruscamente. Ha fatto retromarcia ed è andata via". Angela Farruggia, commessa del negozio Pelonero di San Giusippuzzu, racconta così in aula uno dei principali episodi al centro del processo a carico di Ignazio La Mendola, 42 anni, accusato di avere perseguitato l'intera famiglia dell'imprenditore Gioacchino Sferrazza, uno dei titolari del gruppo di aziende (attualmente sotto sequestro nell'ambito di un'inchiesta per bancarotta in cui, però, sono stati annullati gli arresti) che opera nel campo della vendita di casalinghi e articoli da regalo.

La Mendola, di recente finito in carcere per un'altra vicenda giudiziaria, il 22 settembre del 2018, avrebbe cercato di investire con l'auto Gaetano Sferrazza, figlio di Gioacchino, che stava andando ad aprire il negozio insieme a una commessa. Angela Farruggia, ieri mattina, ha testimoniato in aula al processo in corso davanti al giudice Antonio Genna. "Mi sono preoccupato perchè non ho visto Gaetano e credevo che l'avesse investito. Insieme alle colleghe lo abbiamo chiamato al telefono e non rispondeva". Il ragazzo, all'udienza precedente, ha raccontato di avere chiamato lo zio chiedendogli aiuto. Un altro degli episodi contestati riguarda il fallito tentativo di chiarimento del padre che sarebbe andato a casa di La Mendola venendo accolto con lanci di vasi contro l'auto. 

Sferrazza, la moglie e i figli, che hanno denunciato le persecuzioni dell’imputato, che per questi fatti fu destinatario prima del divieto di avvicinamento e poi finì agli arresti domiciliari, si sono costituiti parte civile con l'assistenza dell’avvocato Daniela Posante. La commessa, rispondendo anche all'avvocato della difesa dell'imputato, Rosario Magliarisi, ha detto di non averlo visto chiaramente in faccia "ma di avere visto un volto con la barba folta. Poco dopo arrivò la polizia, non so chi l'avesse chiamata. Sentii fare agli agenti il nome di Ignazio La Mendola che io non conoscevo".

Dopo la commessa, ha testimoniato Fabiana Sferrazza - sorella di Gaetano - che ha raccontato l'origine delle persecuzioni alle quali sarebbero stati sottoposti da parte di La Mendola. "Venne ad aggredire il fratello che si trovava in negozio, pretendeva che mio padre licenziasse la cognata".

La donna ha aggiunto: "Ha insultato e minacciato di morte mio padre su facebook decine di volte, usava nostre foto private. Ho chiuso il mio profilo per evitare di vederlo o che potesse usare le mie foto. Sono stata costretta a collocare delle telecamere - ha detto rispondendo al pm Roberto Gambina - che hanno registrato la scena, nel periodo in cui era sottoposto al divieto di avvicinamento, del danneggiamento del citofono col cacciavite".

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