"Voleva annientare la mia vita e temo ci sia riuscito", l'avvocato Picone accusa Arnone in aula

L'ex consigliere comunale è accusato di stalking ai danni della collega con cui era contrapposto in una vicenda giudiziaria. La professionista in aula: "Pedinata e insultata, molestata anche in contesti familiari"

L'avvocato Giuseppe Arnone

“Ha detto che mi avrebbe distrutto e annientato, purtroppo ci è riuscito. Temo ancora che, quando avrà finito di scontare il periodo di semilibertà, riprenderà a usare i social e massacrarmi. Nelle scorse settimane è stato pure pubblicato un libro del suo avvocato in cui riprende ad accusarmi”. L’avvocato Francesca Picone, per oltre un’ora, ha ricostruito le presunte persecuzioni di cui sarebbe stata vittima da parte del collega Giuseppe Arnone a seguito di una vicenda processuale che li aveva visti contrapposti.

Arnone è accusato di diffamazione e stalking nei confronti della collega che avrebbe perseguitato con post su facebook, striscioni e altre provocazioni con cui la accusava di “essere a capo di un’associazione a delinquere”: l’ex consigliere comunale avrebbe perseguitato la collega che, nel recente passato, è stata condannata a 4 anni di reclusione per le accuse di estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni clienti disabili del suo studio.

Uno degli atteggiamenti persecutori che i pm contestano sarebbe stato commesso anche in un’udienza del processo quando sarebbe stata provocata e velatamente minacciata. “Diceva che ero la feccia dell’avvocatura - ha detto rispondendo al suo difensore l’avvocato Angelo Farruggia - solo perché, a suo dire, ero la pupilla dell’avvocato Antonino Gaziano, suo grande rivale. In realtà ho solo fatto la pratica per due anni nel suo studio e nulla più”.

La professionista ha fatto riferimento anche all’altra vicenda giudiziaria, per cui Arnone nel novembre del 2016 fu arrestato per estorsione nei suoi confronti e poi finito a processo per violenza privata, perché l’avrebbe costretta a firmare una transazione. “Ha iniziato ad affiggere manifesti nel balcone del suo studio di fronte al tribunale per insultarmi e accusarmi di brogli di ogni tipo. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio nei miei confronti, mi propose di pagarlo per non alzare clamore mediatico. Inizialmente accettai, poi lui alzò il tiro e cominciò a chiedere sempre più soldi”.

L’avvocato Picone ha raccontato persino di essere stata seguita e osservata in contesti familiari e insultata una mattina mentre correva insieme a una collega e amica a San Leone. “Quando la vicenda mediatica del mio processo divenne di dominio pubblico - ha detto - ho ricevuto minacce e insulti, una persona mi ha riconosciuto per strada e mi ha sputato”. 

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