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(foto ARCHIVIO)

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"Mi dispiace per quello che ho fatto ma l'amavo follemente", stalker si pente in aula

"Non accettavo la fine della relazione, prendevo ansiolitici". Il giudice dispone una perizia psichiatrica

“Sono pentito, amavo follemente quella donna ed è per questo che ho sbagliato. Non ricordo nulla di quella sera, ma chiedo ugualmente scusa. Ero sotto l’effetto di psicofarmaci e sono costretto a prenderli tuttora”.

Il commerciante T. B., 34 anni, si giustifica così, poco prima che il pubblico ministero prendesse la parola per la requisitoria del processo in cui è imputato di stalking e il giudice Giuseppe Miceli ordina una perizia psichiatrica per accertare se era capace di intendere e volere al momento del fatto e se lo è attualmente.

Il negoziante, difeso dall'avvocato Giuseppe Scozzari, ha chiesto di rilasciare spontanee dichiarazioni e ha giustificato i comportamenti ossessivi che avrebbe avuto nei confronti dell’ex fidanzata e del suo nuovo compagno. Un episodio, in particolare, gli costò un provvedimento cautelare di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

Il trentaquattrenne, un paio di anni fa, dopo avere – secondo l’accusa – tempestato la donna di messaggi e tentativi di approccio respinti, avrebbe sorpreso l’ex fidanzata insieme al nuovo compagno e, in preda alla gelosia, li avrebbe aggrediti entrambi colpendo anche l’uomo con un temperino provocandogli, comunque, poco più di un graffio

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