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(foto d'archivio)

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«Omicidio pluriaggravato», la Squadra mobile di Agrigento ferma due presunti scafisti

Il risultato è stato raggiunto grazie a una serrata attività investigativa, decine di interrogatori e testimonianze raccolte dalla Squadra mobile della Questura di Agrigento, guidata dal commissario capo Giovanni Minardi

Due presunti scafisti individuati e fermati, e giustizia per due vittime del mare.

Il risultato è stato raggiunto grazie a una serrata attività investigativa, decine di interrogatori e testimonianze raccolte dalla Squadra mobile della Questura di Agrigento, guidata dal commissario capo Giovanni Minardi.

Così ieri sera, a Porto Empedocle, sono stati sottoposti a fermo Sene Daouda, ventenne originario del Senegal, e Bojang Lamin, coetaneo originario del Gambia, ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato ed omicidio pluriaggravato. 

I fatti cui si fa riferimento nelle ipotesi d'accusa risalgono allo scorso 28 agosto quando sono giunti a Lampedusa 131 migranti recuperati in acque internazionali, su un gommone che versava in precarie condizioni di galleggiabilità, sul quale sono stati trovati anche i corpi senza vita di due donne «verosimilmente decedute a causa della prolungata esposizione alle esalazioni del carburante sversato all’interno del gommone».

Da lì hanno preso le mosse le indagini della Mobile che è anche riuscita a raccogliere dai migranti sei testimonianze,che in alcune foto avevano riconosciuto i due, dalle quali sono emersi gravi indizi a carico di Daouda e Lamin.

Proprio queste testimonianze hanno indotto il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Francesco Massara, a procedere al fermo di indiziato eseguito nella serata di ieri dalla Squadra Mobile di Agrigento nel porto di Porto Empedocle.

E' solo un altro dei risultati raggiunti dalla Polizia in materia di contrasto di questi reati visto che l'ultimo, in ordine di tempo, risale proprio lo scorso 4 settembre.

Dopo le formalità di rito i due uomini sono stati trasferiti nel carcere di contrada Petrusa, ad Agrigento.

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