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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

"Soldi dell'università usati per viaggi, hotel, giocattoli e cioccolatini": la Corte dei conti condanna Mifsud e Vella

Prescrizione per gli altri sei imputati, i giudici contabili hanno accertato che l'allora presidente utilizzava le risorse del Cupa per spese che non è stato possibile "ricondurre alle finalità istituzionali in maniera univoca"

Decine di migliaia di euro andate in "fumo" per taxi per destinazioni "ignote e non giustificate", cene in ristoranti con "ignoti o con soggetti annotati a mano e non giustificati", biglietti aerei "non collegati con la Sicilia", spese in "bar, souvenir e giocattoli", soggiorni in hotel "non giustificati" e "spese del tutto prive di pezze giustificative", con soldi pubblici utilizzati persino per comprare caramelle e cioccolatini. Tutte uscite, caricate sui conti dell'università di Agrigento, per le quali non è tuttavia possibile "evincere l'inerenza delle relative spese alle finalità istituzionali del Cupa".

E', questo, in sintesi, l'atto di accusa della Corte dei Conti nei confronti della governance del Consorzio universitario dell'era Mifsud, chiamata dinnanzi alla magistratura contabile con l'accusa di aver provocato un danno erariale all'allora Unipa per decine di migliaia di euro.

Spese che, dicono i giudici contabili, "anche avvalendosi delle produzioni documentali e ricorrendo, per i casi dubbi, al principio in dubbio pro-reo" non è stato possibile "ricondurre alle finalità istituzionali del Cupa in maniera univoca" tanto che "tali spese assumono la natura di danno per l'Erario".

Una conferma, anche se parziale, della linea dell'accusa: le indagini infatti contestavano "un utilizzo delle risorse del Consorzio da parte di Mifsud - con la cooperazione di tutti i soggetti preposti alle verifiche circa il loro corretto impiego - al di fuori e in frontale contrasto con il quadro normativo che lo regola, nonché in evidente spregio di qualsivoglia regola di buona amministrazione". Inizialmente le somme contestate ammontavano ad oltre 130mila euro, ma la sentenza rivede al ribasso la ricostruzione degli inquirenti.

Nelle quasi 70 pagine di sentenza, i giudici contabili entrano nel merito della gestione di quello che fu definito "Il Maradona dell'università", e che oggi è ormai scomparso da tempo dai radar, dopo essere stato coinvolto nel "Russia Gate", ritenendo accertato che alcune spese esulassero "in maniera palese dalle finalità del Cupa" e sono state nonostante tutto "ammesse al rimborso, reiteratamente in palese violazione dei principi generali".

"Deve evidenziarsi, anche ai fini della valutazione dell'elemento soggettivo, che il danno, specialmente per le ipotesi più esemplari e reiterate (acquisto di giocattoli, souvenir, caramelle, cioccolatini e soggiorni in hotel del Comune di residenza) costituiva una ipotesi di danno concreta ed attuale immediatamente percepibile e pertanto meritevole di essere prontamente denunciata alla Procura regionale della Corte dei conti, senza che vi fosse la necessità di attendere oltre attraverso l'invio di un'apposita denuncia corredata dalla documentazione essenziale a corroborare quanto denunciato".

La Corte quindi riconosce il danno arrecato al Consorzio, affermando una responsabilità erariale a Mifsud per oltre 49.892 euro e all'ex segretario generale Giuseppe Vella fino alla concorrenza della somma di 43.227 euro. Stante che Mifsud è irreperibile da anni, salvo una sentenza in appello favorevole al funzionario, sarà tutto a suo carico il pagamento delle somme. Inoltre dovranno pagare le spese legali.

Tutte prescritte, invece, le accuse nei confronti di Olga Matraxia (già segretario generale del Cupa) e per i dipendenti Giancarlo Giuliana, Gregorio Siracusa, Andrea Occhipinti, Leda Amato e Maria Cipolla. 

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