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Lunedì, 17 Giugno 2024
L'indagine

La sparatoria con un morto al Villaggio Mosè, la Procura dissequestra la concessionaria

Conclusi gli accertamenti della polizia scientifica l'attività commerciale e le auto posteggiate nel piazzale, dove è avvenuta la tragedia, sono state restituite ai proprietari

La concessionaria del Villaggio Mosè dove nel pomeriggio del 28 febbraio c'è stata una sparatoria, nella quale è rimasto ucciso il trentottenne palmese Roberto Di Falco, è stata dissequestrata.

Il provvedimento è stato emesso dal pubblico ministero Gaspare Bentivegna su richiesta del legale del commerciante, l'avvocato Salvatore Cusumano, che aveva chiesto di restituire ai proprietari l'attività e le auto posteggiate all'interno.

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Secondo il legale la conclusione degli accertamenti della polizia scientifica all'interno dei luoghi ha fatto venire meno l'esigenza di mantenere il sequestro.

Nelle ore successive alla sparatoria, peraltro, quando i luoghi erano sequestrati e sigillati, la polizia ha trovato un quarantatreenne, figlio di un mafioso, a sua volta coinvolto in un'indagine per un omicidio che si è giustificato dicendo di essere andato lì per fare mangiare i cani.

La tragedia, secondo quanto ricostruito dalla procura e avallato dal gip, sarebbe la conseguenza di una spedizione punitiva che la vittima avrebbe messo a segno insieme al fratello Angelo e due amici: Calogero Zarbo, 40 anni e Domenico Avanzato, 37 anni, tutti di Palma.

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All'origine del contrasto il presunto tentativo del concessionario di pagare alcune auto alla vittima, che gestiva anche lui una rivendita, con un assegno scoperto.

Il concessionario di auto, vittima di un pestaggio a calci e pugni nel piazzale, quando avrebbe visto spuntare la pistola, spostandola e deviando il colpo sull'addome di Roberto Di Falco, si sarebbe solo difeso da un tentativo di omicidio ai suoi danni.

La versione dei fatti dei pm è stata ritenuta corretta dal gip Giuseppe Miceli. La qualificazione dei fatti operata dal tribunale del riesame, tuttavia, è stata ribaltata. Non si sarebbe trattato di "omicidio per errore" dei tre palmesi ma di un omicidio commesso dal concessionario per legittima difesa. 

La sua condotta, quindi, secondo i giudici deve essere "scriminata" mentre agli indagati va contestato il tentato omicidio ai suoi danni.

La tragedia del Villaggio Mosè, le ricostruzioni: quattro contro uno e "omicidio mediante errore"

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