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Domenica, 19 Maggio 2024
L'inchiesta / Palma di Montechiaro

La sparatoria con un morto al Villaggio Mosè: si cerca polvere da sparo su oggetti sequestrati

Gli accertamenti tecnici si svolgeranno nei laboratori della polizia di Roma: la procura cerca di fare luce sul decesso di Roberto Di Falco

Nuovi accertamenti scientifici per fare luce sull'agguato, avvenuto il 29 febbraio nel piazzale della concessionaria all'ingresso del Villaggio Mosè dove è morto il palmese Roberto Di Falco.

Sono in programma il 27 maggio nel gabinetto di polizia scientifica di Roma dove saranno cercate tracce di polvere da sparo negli indumenti e negli altri oggetti sequestrati nell'ambito delle indagini.

Il 23 maggio, invece, al laboratorio Genetica forense di Palermo, sono in programma gli accertamenti irripetibili, di tipo biologico, sui 12 tamponi utilizzati per la campionatura di presunte sostanze ematiche. Campioni sequestrati nel luogo della tragedia. 

Agli esami potranno partecipare anche i consulenti e gli avvocati nominati dalle parti. Sotto accusa oltre ad Angelo Di Falco, 39 anni, fratello della vittima, Calogero Zarbo, 40 anni e Domenico Avanzato, 37 anni, tutti di Palma. Gli indagati hanno nominato come difensori gli avvocati Santo Lucia. Giovanni Castronovo e Antonio Ragusa. Il commerciante vittima del pestaggio è difeso dal legale Salvatore Cusumano.

Gli esiti degli esami, ovvero i profili genetici ottenuti, verranno poi inseriti nella banca dati Dna. 

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Cellulari e schede sim utilizzate dai tre indagati sono stati già setacciati nelle scorse settimane. Ed è stato fatto perché potevano ricostruire spostamenti, messaggi e telefonate prima, durante e dopo quello che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un agguato fallito.

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La procura - l'inchiesta è coordinata dal pm Gaspare Bentivegna - ritiene che si sia trattato di una spedizione punitiva finita male. Il titolare della concessionaria d'auto del Villaggio Mosè, in particolare, pare avesse un debito con Roberto Di Falco legato alla compravendita di auto e il litigio sul punto avrebbe fatto scattare un agguato. La stessa vittima, peraltro, aveva una rivendita di veicoli.

Il titolare del negozio, che sarebbe stato picchiato dai quattro palmesi, mentre si trovava all’interno di un’auto, secondo quanto sostengono gli inquirenti, avrebbe avuto la prontezza di riflessi di spostare la pistola con la mano mentre Roberto Di Falco provava a sparargli ferendolo mortalmente nel tentativo di difendersi.

Le fasi dell'aggressione fisica sono state riprese abbastanza nitidamente dalle telecamere di sorveglianza che, però, non mostrano le fasi salienti. 

"È una mossa - ha detto alla squadra mobile - che ho imparato quando ho fatto il servizio militare". Da lì la contestazione dell'omicidio "per errore" da subito contestata dalla difesa e poi sconfessata dai giudici del riesame.

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