Sabato, 24 Luglio 2021

Attività commerciali fanno rete contro il pizzo e l'usura, Stingo: "Abbattuto il muro dell'omertà"

Autorità civili e militari hanno incontrato diversi commercianti in occasione dell'inaugurazione del presidio di legalità che ha aperto i battenti nel complesso conventuale di San Domenico, la parrocchia frequentata dal beato Rosario Livatino

“Sos impresa” associazione impegnata contro usura e racket  delle estorsioni da oggi è presente anche a Canicattì. Il presidio di legalità volto a fornire assistenza agli imprenditori che vogliono denunciare il pizzo, nasce nei luoghi di origine dei magistrati canicattinesi Saetta e Livatino. Volontari dell'associazione che hanno avuto piena collaborazione delle forze dell'ordine, ed in occasione dell'inaugurazione del punto “Sos Impresa” lo Stato ha voluto lanciare un segnale importante alla comunità, i vertici locali e provinciali di carabinieri, polizia e guardia di finanza si sono incontrati in un bar che per la sua posizione assume un alto valore simbolico essendo lo stesso ubicato al piano terra dello stabile dove è nato il beato rosario Livatino.

Autorità civili e militari hanno incontrato diversi commercianti che hanno aderito all'iniziativa esponendo in vetrina l'adesivo che riporta la scritta ”no usura e racket denunciare conviene, non sei solo”. Subito dopo il corteo ha raggiunto a piedi, il complesso conventuale di San Domenico dove sono state illustrate le attività che l'associazione intende svolgere sul territorio. 

"No usura", "No racket": adesivi sulle vetrine perché i negozianti di Canicattì si ribellano

"Quello di oggi è un rinascimento di questa città – dice dai microfoni di AgrigentoNotizie il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento, Vittorio Stingo – Canicattì ha deciso di abbattere il muro dell'omertà e di spezzare le catene dell'usura, noi garantiamo la nostra presenza e vicinanza, nessuno sarà lasciato da solo”.

"La pandemia ha portato un'enorme crisi economica che ha fatto chiudere i rubinetti alle banche – dice invece Eugenio Di Francesco, responsabile per Canicattì di Sos Impresa – e l'usura è figlia di un mondo bancario e nel momento in cui gli imprenditori non possono attingere dalle banche si rivolgono allo zio Totò o all'amico che gli si trova accanto per risolvere il problema. Il problema principale – aggiunge il responsabile dell'associazione – è che l'usura è vista come una forma amichevole”.

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