Democrazia partecipata, ancora la metà dei comuni non spende i soldi

Le risorse possono essere utilizzate per una molteplicità di scopi, ma molti centri non sono capaci di impegnarle

(foto ARCHIVIO)

I soldi c’erano (certo, non tantissimi) e le possibilità di investimento erano letteralmente infinite: dal decoro urbano, alla sicurezza stradale passando per investimenti su una qualunque delle voci dei bilanci comunali, sempre troppo “asciutti” per rispondere ai bisogni dei cittadini. Peccato che, per l’ennesima volta, molti Comuni non siano stati in condizione di metterli a “frutto”. Parliamo delle somme destinate dalla Regione siciliana ad iniziative scelte dagli stessi cittadini con forme di “democrazia partecipata” e che devono essere spesi entro un tot di tempo, e altrimenti devono essere restituiti.

Se andiamo ai fondi per la Democrazia partecipata dell’anno 2018, sono stati sanzionati per non aver speso almeno il contributo minimo (che è comunque una parte significativa del totale) circa la metà dei centri, per quanto vada detto che la quantificazione degli importi da parte della Regione è soggetta ad innumerevoli modifiche ed errata corrige. Tra questi, ad esempio, si può indicare Agrigento, che secondo l’assessorato Enti locali dovrà restituire 10mila e 900 euro, ma l’importo non è verosimile perché troppo basso e manca il riferimento alle somme stanziate. Andando all’elenco degli altri centri, troviamo Alessandria della Rocca (21.867 euro), Calamonaci (7963 euro); Castrofilippo (8660 euro); Joppolo Giancaxio (4281 euro); Lucca Sicula (9.157 euro); Montallegro (11.389 euro), Raffadali (8621 euro), San Biagio Platani (6468 euro); Santa Margherita Belice (6.130 euro); Sant’Angelo Muxaro (7.446 euro);

Ad aver speso tutto, sono invece stati Aragona, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Camastra, Cammarata, Canicattì, Casteltermini, Comitini, Favara, Grotte, Menfi Montevago, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle e Ravanusa (non risultano aver però ricevuto alcuna somma, quindi si tratta di un errore della Regione), Realmonte, Ribera, Sambuca di Sicilia, San Giovanni Gemini, Santa Elisabetta, Sciacca, Siculiana, Villafranca Sicula.

Per il 2017 la Regione invece ha rivisto i conteggi già fatti in passato ma ha comunque avviato sanzioni che se in alcuni casi sono irrisorie (12 euro per Agrigento, 34 euro per Cianciana) in altri sono molto pesanti. Si tratta di Alessandria della Rocca (22.527 euro), Calamonaci (8.277 euro), Camastra (12.511 euro), Campobello di Licata (1.496 euro), Comitini (5.657 euro), Lampedusa e Linosa (1.271 euro), Licata (2.829 euro), Lucca Sicula (9167 euro), Menfi (4.442 euro), Montallegro (11.211 euro), Palma di Montechiaro (16.724 euro); Racalmuto (1.356 euro), Sambuca di Sicilia (6977 euro), San Biagio Platani (6.273 euro), San Giovanni Gemini (11.568 euro).

I dati sono pubblicati dalla Regione Siciliana, Assessorato Enti locali.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus: la Sicilia diventa zona gialla, Musumeci: "Non è un liberi tutti"

  • Coronavirus e zona "gialla", ecco tutte le regole in vigore da domani

  • Focolaio di coronavirus in casa di riposo, oltre 50 i positivi: Campobello è a rischio "zona rossa"

  • L'incubo deviazione è finito: dopo 2 anni e 2 mesi riapre la galleria Spinasanta

  • Coronavirus, 4 morti fra Campobello, Palma e San Biagio: tornano ad aumentare i contagi

  • Coronavirus, il bollettino dell'Asp: 88 nuovi positivi, 6 ricoverati e 2 vittime

Torna su
AgrigentoNotizie è in caricamento