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Criticità nel reparto di Ginecologia? La Cisl: "Nessun terrorismo, raccontiamo la verità"

Non si placa la bufera tra il sindacato e l'azienda ospedaliera. Un dai e vai di dichiarazioni che non intende fermarsi

"Prendiamo atto, con sgomento, delle dichiarazioni scomposte diffuse alle testate giornalistiche dal direttore dell’Unità operativa complessa di ginecologia ed ostetricia del presidio ospedaliero ‘San Giovanni di Dio’ di Agrigento, Maria Rita Falco Abramo, che purtroppo sembrano tradire nervosismo e scarsa propensione ad accettare le critiche". Continua il dai e vai di dichiarazioni tra l'Asp di Agrigento ed il sindacato della Cisl.

La segretaria della Cisl Funzione pubblica delle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna Floriana Russo Introito e il coordinatore regionale delle professioni sanitarie Alessandro Farruggia hanno replicato contenuto di una nota stampa divulgata dall’azienda sanitaria provinciale nei giorni scorsi.  

 

Organizzazione stravolta in Ginecologia? La replica del primario: "Falso, è solo terrorismo"

“Leggiamo che la dottoressa Falco Abramo ritiene che le legittime - e fondate - osservazioni da noi poste – dicono Russo Introito e Farruggia - fossero finalizzate a creare ‘un clima di terrorismo agli occhi dell'utenza’, e riteniamo grave che una dirigente dell'azienda sanitaria possa così derubricare l'attività del sindacato, per quanto la cosa non ci stupisca particolarmente. Proprio in quella nota, che la dottoressa Falco Abramo sembra non aver letto, si contestava del resto un metodo di lavoro autoreferenziale, che non prevede il confronto con gli operatori anche quando le decisioni da prendere li riguardano”.

“Falco Abramo – continuano Russo Introito e Farruggia - nel maldestro tentativo di smentirci, ammette la rimodulazione dell'operatività del reparto, schermandosi dietro una, temporanea, riduzione dell'attività chirurgica ordinaria (che era sospesa nel periodo di punta dell'emergenza Covid, fase che è però adesso rientrata) e, quel che è peggio, utilizzando il sacrificio dei lavoratori nei giorni di diffusione del Coronavirus (che hanno sempre avuto accanto i sindacati, raramente i dirigenti medici) come ‘scudo’ per ridurre la portata delle nostre critiche, che altro non erano la traduzione delle necessità consegnateci dagli operatori. Risulta invece matematico, andando ai fatti – continuano - che lo stesso personale (tra l’altro non conforme alle esigenze dell’unità operativa stessa poiché si parla di una dotazione organica datata e non in linea con i Lea regionali), deve essere separato e singolarmente dislocato presso altra locazione nella gestione delle pazienti gravide e ginecologiche. Inoltre, le pazienti vengo isolate nel rispetto delle direttive regionali e poi i mariti e le assistenti possono entrare in reparto senza tampone. Ci chiediamo come mai Falco Abramo non rilevi, come denunciato dai lavoratori, la presenza quotidiana di parenti assembrati dietro le porte d’ingresso dell’unità operativa. Inoltre ci spieghi come, in caso di parti contemporanei nei due reparti, il personale infermieristico e ostetrico dislocato in aree diverse possa rispondere ad un'eventuale consulenza contemporanea. Falco Abramo, inoltre – continuano – ci risponda sul perché, da quando si è attivato questo stravolgimento organizzativo, venga sistematicamente richiesta la reperibilità agli operatori, nonostante si tratti di una possibilità prevista nel contratto solo in situazioni di emergenza. Questo dimostra che ci sono delle criticità di organico e organizzative che l’Azienda sta sopperendo chiedendo sacrifici ulteriori ai lavoratori”.

“Se anche rispetto a queste vicende fossimo stati interpellati – commenta la segretaria Russo Introito - avremmo avuto delle proposte da fare per risolvere le gravi carenze organizzative. Se l’amministrazione fosse disponibile al confronto, invece che arroccarsi su posizioni autocratiche, potrebbe ascoltare anche le nostre proposte. Non vorremmo replicare le stesse situazioni di qualche mese fa, quando dopo aver ricevuto risposte negative sull’individuazione dell’ospedale di Ribera come luogo deputato alla cura delle malattie infettive, la governance dell’Asp ha dichiarato solo adesso che un centro Covid in un ospedale monoblocco come il San Giovanni di Dio è inopportuno”.

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