Eritreo investito e ucciso da auto dopo fuga da centro di accoglienza: l'inchiesta al riesame

La difesa insiste: "E' stato un incidente, l'impatto non si poteva evitare e non è fuggito"

Il cadavere del migrante investito

L'investimento è stato inevitabile perchè il povero eritreo era già immobile sull'asfalto tanto che la macchina non ha i segnali di un minimo urto e l'indagato, in ogni caso, non è fuggito". Gli avvocati Luigi Troja e Giacomo La Russa chiedono al tribunale del riesame di annullare l'ordinanza cautelare a carico del trentaquattrenne Alfonso Cumella di Realmonte, accusato di omicidio stradale.

L'inchiesta è quella che scaturisce dalla morte, avvenuta nella notte fra il 3 e il 4 settembre, dell'eritreo Sied Anwar, ventenne appena fuggito dal centro di accoglienza di Villa Sikania e investito da un'auto sulla statale mentre tre poliziotti - due dei quali rimasti feriti - tentavano di bloccarlo. Il pm Chiara Bisso gli contesta di non avere tenuto una condotta di guida prudente con particolare riferimento alla velocità. Cumella si è difeso e ha negato pure, in occasione dell'interrogatorio di convalida dell'arresto davanti al gip Francesco Provenzano, di essere fuggito all'alt dei poliziotti che, sostiene l'accusa, gli avrebbero intimato di fermarsi vedendo arrivare la Volkswagen Touareg ad alta velocità. La difesa, adesso, chiede di annullare il provvedimento dando una diversa ricostruzione dei fatti.

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L'udienza, per discutere il ricorso della difesa, è stata fissata per il 23 settembre. La Procura, intanto, ha disposto degli accertamenti tecnici per ricostruire la dinamica che saranno eseguiti dall'ingegnere Venero Torrisi. Agli atti dell'inchiesta anche un video amatoriale di qualità, comunque, non eccelsa. Nel procedimento è subentrato anche uno zio della vittima che ha dato incarico all'avvocato Leonardo Marino di tutelare i propri interessi. La difesa dell'indagato ha nominato come consulente di parte l'ingegnere Nicolò Vassallo.

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