Giovedì, 18 Luglio 2024
La polemica

"Rubinetti a secco a causa dei mancati investimenti", la consulta di Aica contro Siciliacque

Secondo l'organismo vi sarebbero responsabilità da parte del sovrambito rispetto a un ritardo nella realizzazione delle infrastrutture

Rubinetti a secco e turni di oltre 15 giorni in provincia di Agrigento? La colpa è (anche) di Siciliacque. A dirlo, in una nota è la consulta di Aica che denuncia come, a suo parere, l'ente di sovrambito non avrebbe provveduto. rispettare la convenzione stipulata con la Regione siciliana, al punto da poter giustificare un eventuale rescissione della stessa.

"L'attuale 'penuria d'acqua' - dicono - non deriva dalle sorgenti proprie dell'ambito di Agrigento, non presentanti significative riduzioni di livello, quanto dalle riduzioni di fornitura idrica di sovrambito, la cui regolazione è demandata alle competenze della Regione siciliana. Siciliacque ha quindi gradualmente decurtato la forntura idrica ad Aica prima del 20% e poi del 40%. Come è noto, Aica per garantire la regolare fornitura idrica alle proprie utenze dipende per oltre il 60% dai trasferimenti di fornitura idrica da parte di Siciliacque, non avendo il gestore d'Ambito, di concerto con Ati, tempestivamente avviato delle procedure che potessero diminuire la dipendenza idrica dal sovrambito. È grave a nostro avviso come anzi con Aica il rapporto tra l'acqua fornita da Siciliacque e l'acqua prelevata da fonti proprie sia passato dal 40% (durante la Gestione del commissariamento prefettizio di Girgenti Acque) al 60% attuale".

Questo quindi avrebbe avuto una conseguenza diretta sulla situazione di grave crisi idrica del territorio. "Il razionamento idrico nella provincia di Agrigento - continua la consulta - sta comportando intervalli di erogazione idrica anche di 15/20 giorni, con conseguenti gravi danni dal punto di vista igienico sanitario e potenziali rischi di squilibrio dell'ordine pubblico".

"La mancata realizzazione degli interventi prioritari e necessari - prosegue la Consulta - ha comportato la non prevista produzione di acqua che è oggi la causa della crisi idrica nei territori, nelle comunità, con le conseguenze che sono dinanzi agli occhi di tutti; dunque sussistono le relative responsabilità in capo ai soggetti ai quali competeva la realizzazione del programma previsto. Il mancato rispetto dell’impegno contrattuale, presupposto della concessione, ha comportato l’incompleta realizzazione e quindi la mancata produzione di acqua dagli invasi poc'anzi menzionati per una quantità di oltre 50 milioni di metri cubi d'acqua all'anno".

La Consulta quindi si chiede se siano state condotte le attività di verifica sulla convenzione soprattutto sulla realizzazione delle opere idriche, "visto che gli impegni contrattuali imprescindibilmente presi non sono stati mantenuti. Quanto sopra risponde ai principi di trasparenza e pubblicità a cui le pubbliche amministrazioni dovrebbero conformarsi. Ci chiediamo se la Regione siciliana e i suoi assessorati, abbiano svolto il controllo economico-finanziario necessario, poiché rientrante propriamente nei compiti del cosiddetto controllo analogo. Le inadempienze contrattuali evidenti, costituivano e costituiscono, le fattispecie per cui si poteva già procedere alla risoluzione e revoca della convenzione 'per sopravvenute gravi ragioni di interesse pubblico'".

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