"Si spaccia per il fratello durante un controllo stradale", nuovi guai per Mario Rizzo

Il collaborante, nell'attesa che venga definito il suo status, è finito a processo per l'accusa di avere fornito false generalità ai carabinieri

Mario Rizzo

Fermato a un posto di controllo stradale dai carabinieri dice di essere il fratello, probabilmente per evitare una contravvenzione. Nuovi guai giudiziari per il trentaduenne favarese Mario Rizzo, sottoposto a misure di controllo nell’attesa che sia valutato il suo “status” di collaborante. Rizzo, il 2 agosto, ha fatto finire in carcere il cognato ventinovenne Gerlando Russotto accusandolo di avere preso parte insieme a lui a un agguato, avvenuto in Belgio il 28 aprile dell’anno scorso, ai danni del ristoratore Saverio Sacco. Il gip Francesco Provenzano aveva già escluso che i due avessero sparato per uccidere.

Il riesame ha poi ulteriormente annullato l’ordinanza ritenendo che sebbene Rizzo, fosse "estrinsecamente attendibile", essendo un collaborante di fatto, andasse applicata la normativa prevista per i collaboratori di giustizia e non per i semplici testi. Non basta, quindi, che sia credibile ma servono i cosiddetti "riscontri esterni" che sono arrivati solo in relazione all'accusa a carico del cognato di detenzione di armi, visto che sono state trovate, ma non per quella di tentato omicidio.

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Da allora è iniziato un percorso di collaborazione con diverse procure, anche con la Dda di Palermo che potrebbe avere fornito nuovi elementi nell’ambito della faida sull’asse Belgio-Favara, che ha già portato a tre omicidi, tanto che Russotto è stato indagato per un agguato fallito. Adesso tornano dal passato vecchie vicende: ieri mattina, davanti al giudice Manfredi Coffari, Rizzo - difeso in questo procedimento dall’avvocato Calogero Lo Giudice - ha rinunciato a comparire alla prima udienza del processo in cui è accusato di false attestazioni a pubblico ufficiale per un episodio relativo al 20 gennaio del 2016. 

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