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Una veduta dell'ospedale "San Giovanni di Dio"

Una veduta dell'ospedale "San Giovanni di Dio"

"Arresto cardio circolatorio per shock settico", gli eredi chiedono oltre 2 milioni di euro

Alla donna era stata diagnosticata, al Poliambulatorio di Lampedusa, “sofferenza di ulcere capillaristiche in soggetto diabetico”. Aggravatosi il quadro clinico venne trasferita al "San Giovanni di Dio"

Chiedono – al tribunale di Palermo - di accertare il nesso di casualità tra il decesso della loro familiare e il trattamento medico chirurgico operato dai sanitari che ebbero in cura, presso le aziende sanitarie provinciali di Palermo e di Agrigento, la donna. Gli eredi chiedono anche che vengano evidenziati gli elementi di responsabilità per condotta imperita e negligente, quantificando i danni in 2.101.674 euro. L’udienza è stata fissata, al tribunale di Palermo, per mercoledì 14.

Tutto ha avuto inizio il 30 gennaio del 2015 quando – al poliambulatorio di Lampedusa dove si era recata per la presenza di piccole ulcere alle gambe - alla donna veniva certificata “sofferenza di ulcere capillaristiche in soggetto diabetico”. Dopo diversi accessi sempre al Poliambulatorio della più grande isola delle Pelagie, visto l’aggravarsi della patologia, la paziente è stata trasferita all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. Era il 27 maggio del 2015 quando venne ricoverata all’unità operativa di Medicina dove le venne riscontrata la presenza di Staphilococcus aureus. Nonostante la terapia antibiotica e insulinica – è stato ricostruito nella documentazione dell’Asp di Agrigento – la paziente è deceduta, per l’aggravarsi del quadro clinico, il 30 maggio del 2015 per arresto cardio circolatorio per shock settico.

“Dall’esame di prima facie non sono emersi elementi di responsabilitàa carico dei medici” – scrivono dall’azienda sanitaria provinciale di Agrigento - . Per l’Asp l’interesse è naturalmente quello di costituirsi in giudizio, davanti al tribunale di Palermo, per “sostenere la correttezza dell’operato e ottenere il rigetto delle pretese avanzate, con estromissione dal giudizio”. Il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento ha deciso dunque di conferire l’incarico professionale ad un avvocato esterno e di procedere alla costituzione in giudizio per difendere la legittimità e la correttezza dell’operato dell’azienda sanitaria provinciale di Agrigento e ottenere il rigetto delle pretese risarcitorie con l’estromissione dal giudizio che si terrà dinanzi al tribunale del capoluogo siciliano. 

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