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Rete idrica, contatori e tariffe: il "caso" Agrigento approda in commissione regionale

Il presidente Giusy Savarino: "L'Ati ha fatto sapere che sta valutando l’ipotesi di un'azione legale volta alla rescissione del contratto con Girgenti Acque"

Quattro ore di audizione dinanzi la quinta commissione sulla gestione del servizio idrico nell'Agrigentino. "Le associazioni intervenute - ha reso noto il presidente della commissione, Giusy Savarino - hanno riferito quanto già emerso anche dalle tante segnalazioni dei cittadini giunte in commissione e in particolare l'elevato costo delle bollette, nettamente superiore alla media nazionale, il difetto di alcuni contatori che girano a vuoto facendo pagare al consumatore l’aria al costo onerosissimo dell’acqua, la insufficienza degli impianti di depurazione, reti colabrodo a causa delle quali più del 55 per cento dell’acqua viene dispersa e i turni di erogazione dell’acqua lunghi e discontinui".

"L’ente preposto al controllo del gestore, cioè l’Ati, ha riferito - spiega Savarino - sia di essere a conoscenze delle inadempienze contrattuali di Girgenti Acque e che pertanto stanno valutando l’ipotesi di un'azione legale volta alla rescissione del contratto. La commissione ha anche trattato dell’inchiesta effettuata dal giornalista Cesare Sciabarrà presente in audizione, sull’utilizzo dell’acqua del pozzo di contrada Gulfi a Canicattì. Anche l’Arpa, presente in audizione, ha confermato - prosegue la ricostruzione del presidente della commissione - di aver avviato delle indagini su alcuni pozzi dell’Agrigentino, ora oggetto di un'inchiesta giudiziaria".

Presenti anche i Comuni di Agrigento e Canicattì per portare la voce dei territori e riferire sui rapporti con Girgenti Acque e sullo stato di avanzamento dei progetti insistenti sulle reti dei loro Comuni. "Pare che vi sia la possibilità di finanziare il risanamento delle reti agrigentine e gli impianti di depurazione con un finanziamento nel complesso di circa 108 ml di euro. Bisognerà capire, però, la copertura finanziaria per questi progetti e che iter amministrativo seguire per l’affidamento degli appalti, in maniera da assicurarne la trasparenza - sottolinea Savarino - . Con l’obiettivo di scongiurare eventuali crisi idriche, abbiamo anche affrontato il tema delle sorgenti, non escludendo in futuro un ricorso alla dissalazione. Ad Agrigento esiste un grosso impianto di dissalazione inattivo a differenza di Gela dove l’impianto, sorto alla fine degli anni 70, produce circa 30 milioni di metri cubi d’acqua annui per asservire le popolazioni di Gela, Niscemi, Licata, Palma di Montechiaro, Agrigento e fino ad Aragona oltre a far fronte ai fabbisogni, eventuali, delle industrie".

"Questo nuovo corso della politica non ha incrostazioni - conclude il presidente della commissione Giusi Savarino - quindi affrontiamo con trasparenza i temi e con la collaborazione ed il contributo di tutte le forze politiche per riuscire a mettere ordine, giustizia ed equità anche in questa materia così piena di ombre, per indicare, con una risoluzione, al dipartimento regionale dove operare controlli e come individuare soluzioni, e infine portare in aula un disegno di legge di riforma del servizio". 
 

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