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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Reinvestiti in un’azienda vinicola

"L'amministratore giudiziario si appropriò dei soldi confiscati a 2 boss per pagare azienda vitivinicola agrigentina": sequestro da 700 mila euro all'erede

La polizia ha eseguito un decreto emesso dalla sezione Misure di prevenzione nei confronti di un parente di Ruggero Rizzuto, morto nel 2018, che era stato indagato per peculato. Fra il 2005 e il 2008 infatti avrebbe effettuato una serie di prelievi indebiti di denaro poi utilizzati per finanziare un’azienda vinicola nell'Agrigentino

Sequestrati oltre 700 mila euro all'erede di un amministratore giudiziario morto nel 2018, Ruggero Rizzuto, che avrebbe reinvestito in un’azienda vinicola i soldi che il padre avrebbe prelevato indebitamente dai conti dei boss di Rosario Gambino e Salvatore Inzerillo. La polizia ha eseguito un decreto di sequestro urgente nei confronti di una persona che, recentemente, aveva venduto il ramo d’azienda per 928 mila euro. Secondo il questore Leopoldo Laricchia questa operazione “ha consentito di recuperare i soldi distolti da un amministratore infedele a favore della comunità” costituendo “un brillante risultato delle attività di monitoraggio dei patrimoni mafiosi condotta anche dopo la confisca da parte della Procura e della questura”.

L’amministratore giudiziario si occupava, su incarico del tribunale, dei beni che rientravano nel procedimento di prevenzione a carico dei due boss. Dalle indagini eseguite dagli agenti dell’Ufficio misure di prevenzione della Divisione anticrimine di Palermo è emerso che Rizzuto, tra il 2005 e il 2008, avrebbe effettuato una serie di prelievi non autorizzati dai conti correnti da lui gestiti per un totale di 621.487 euro. Per questa ragione era stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di peculato, prima che tutto venisse archiviato per “intervenuta morte del reo”. Secondo l’articolo 18 del Codice antimafia il procedimento di prevenzione può essere iniziato anche nel caso in cui il soggetto sia deceduto, a patto che la richiesta di applicazione della misura venga proposta entro 5 anni dal decesso”.

L’attività investigativa patrimoniale ha permesso di chiarire, secondo gli investigatori, che fine avessero fatto i soldi presi dai conti dei boss. “I prelievi - proseguono dalla questura - sono stati effettuati per scopi personali in investimenti di natura imprenditoriale nel settore vinicolo”. Alla luce di ciò sono state ascoltate una serie di persone che avrebbe confermato come i pagamenti effettuati fosse riconducibili a prestazione di beni o servizi effettuati in favore dell’azienda vinicola, che si trova nella provincia di Agrigento, consistenti nella realizzazione di una cantina nonché di un oleificio ubicati nei terreni di proprietà del medesimo e della sua famiglia d’origine. Grazie agli accertamenti è stato possibile ricostruire le operazioni che hanno portato un erede di Rizzuto a ricevere la titolarità della maggioranza delle quote capitale della società agricola”.

Proprio quel ramo d’azienda è stato venduto per un importo totale di 928 mila euro che sarebbero stati accreditati su un conto corrente intestato a tale società e sul quale era abilitato a opere l’erede dell’amministratore giudiziario. “Considerato che il ricavato di tale vendita è stato ritenuto il frutto del reimpiego del denaro illecitamente sottratto attraverso le reiterate condotte di peculato e - concludono dalla questura - sussistendo il concreto pericolo che lo stesso potesse essere disperso, il Tribunale di Palermo ha disposto il sequestro d’urgenza del saldo”.

“Questo e altri episodi avvenuti negli anni - dice ancora il questore Laricchia - confermano come l’attenzione sui patrimoni sequestrati o confiscati non possa fermarsi al provvedimento che ne dispone la confisca da parte, ma debba continuare controllando e accertando che i beni vengano effettivamente impiegati in modo produttivo a vantaggio della comunità a cui sono stati sottratti dalla criminalità mafiosa. Nel caso specifico i 621.487 euro erano contenuti nei conti sequestrati a Gambino e Inzerillo che erano stati progressivamente distolti dall’amministratore. Fortunatamente l’alert pervenuto dal Tribunale delle misure di prevenzione ha consentito immediatamente di inoltrare allo stesso Tribunale una proposta congiunta di sequestro patrimoniale preventivo”.

Fonte PalermoToday

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