Scaricava le acque di vegetazione nella fogna, sequestrato frantoio

Le indagini erano state condotte dalla Polizia provinciale di Agrigento, si tratta dei primi sigilli mai messi ad una struttura di questo tipo

Scaricavano le acque di vegetazione prodotte con la lavorazione delle olive nella fognatura, invece che smaltirle secondo legge, dopo il sequestro arriva anche la confisca. Il tribunale di Agrigento ha infatti condannato il propietario di un frantoio tra Agrigento e Favara, a sei mesi di reclusione (pena sospesa), oltre 3mila euro di ammenda oltre il pagamento delle spese processuali, disponendo anche la confisca di un’area di circa 150 metri quadri ed alcune cisterne.

Smaltimento irregolare dei reflui e lavoro nero, denunciato proprietario di frantoio

I fatti risalgono al 2015, quando agli agenti della polizia provinciale, su segnalazione dalla società gestore del depuratore comunale, che denunciava continui ingressi anomali di acque di vegetazione presso l’impianto di depurazione sito in contrada Burgilamone nel Comune di Favara, avviò delle verifiche congiunte con l'Arpa per verificare la presenza di eventuali immissioni abusive nella rete fognaria. Bastò una verifica delle acque contenute nel pozzetto di ispezione del frantoio in questione per riscontrare che questo era collegato alla fogna.  "Il danno prodotto da tale pratica di sversamento di acque di vegetazione dei frantoi nelle condotte cittadine dei reflui fognari - spiega la polizia provinciale -, ha arrecato un notevole danno al depuratore, dato che questo depura l’acqua attraverso batteri e microrganismi demolitori che degradano le sostanze di rifiuto trasformandole in composti minerali. L’acqua di vegetazione presente nelle vasche di aerazione invece crea una patina oleosa che non fa passare l’ossigeno per cui i batteri muoiono e non depurano più. Per il ripristino del ciclo di vita dei batteri necessitano da 4 a 6 mesi durante il quale il depuratore non svolge la sua funzione primaria di depurazione e quindi si ha un inquinamento dell’ambiente circostante".

Il personale di polizia giudiziaria della polizia provinciale, dopo aver proceduto alla notifica della sentenza all’imputato, ha proceduto alla confisca dell’area, di tre cisterne ed  ha affidato i beni sottoposti a confisca al Comune di Favara.

Soddisfazione ha espresso il comandante del corpo, il tenente colonnello Vincenzo Giglio. “Si tratta – sottolinea – del primo caso in provincia di Agrigento di confisca di un’area a servizio di un frantoio oleario”.

 

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