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Omicidio Miceli, indagini a una svolta: sequestrate le auto di due muratori a Cattolica Eraclea

Proprio ieri era trapelata la notizia che due persone erano state iscritte nel registro degli indagati. Si tratterebbe di due operai edili, entrambi del posto ai quali sarebbero anche state sequestrate le auto. Secondo le testimonianze acquisite, infatti, potrebbero essere loro gli uomini a bordo dell'auto che la sera dell'omicidio è stata vista sfrecciare fuori da via Crispi, imboccando perfino una strada contromano

Si procede in  maniera spedita verso la risoluzione del caso dell'omicidio di Giuseppe Miceli, il marmista 68enne trovato morto lo scorso 6 dicembre nel suo laboratorio di via Crispi, a cattolica Eraclea.

Proprio ieri era trapelata la notizia che due persone erano state iscritte nel registro degli indagati. Si tratterebbe di due operai edili, entrambi del posto: G.S., 47 anni e G.C., 40 anni, ai quali sarebbero anche state sequestrate le auto per ulteriori accertamenti.

Secondo le testimonianze acquisite, infatti, potrebbero essere loro gli uomini a bordo dell'auto che la sera dell'omicidio è stata vista sfrecciare fuori da via Crispi, imboccando perfino una strada contromano.

I due indagati sarebbero noti alle forze dell’ordine per alcuni precedenti penali. Adesso le indagini sono volte a capire come si siano svolti i fatti e quale sia il movente del gesto che ha portato alla morte l'artigiano cattolicese.

Il Ris di Messina, su disposizione del sostituto procuratore Silvia Baldi, era statio nel laboratorio pochi giorni fa.

Le prove raccolte sono state comparate con quelle trovate dai carabinieri della Scientifica di Agrigento che, appena arrivati sul posto il 7 dicembre, dopo l'allarme lanciato dal fratello della vittima,  non hanno immediatamente escluso la possibilità di un incidente: anche se la ferita all'altezza del collo (probabilmente generata post mortem dalla caduta) e un'altra in prossimità della nuca, così come l'esame autoptico svolto il giorno dopo, hanno confermato che di aggressione si era trattato.

Secondo quanto ricostruito, anche attraverso la testimonianza e una intervista esclusiva al fratello, il marmista avrebbe dovuto avere in tasca qualche centinaio di euro: denaro ricavato per un lavoro portato a termine nella vicina Montallegro. All'atto del ritrovamento, però, sul corpo non sarebbero stati trovati soldi: motivo per cui una delle ipotesi sarebbe quella della rapina culminata poi con l'omicidio. Anche se in realtà i militari non hanno mai abbandonato nemmeno la pista della lite sfociata nell'uccisione del cattolicese.

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