Caso Sea Wath3, la Cassazione: "Rackete rispettò il dovere del soccorso"

Le motivazioni dei giudici della terza sezione: "E'corretta la decisione del gip Alessandra Vella che non ha convalidato l'arresto della comandante della nave Ong"

Carola Rackete al tribunale di Agrigento

Carola Rackete ha adempiuto alle disposizioni sul salvataggio in mare e per questo "è corretta" la decisione del gip di Agrigento che non ha convalidato l'arresto della comandante della Sea Wacht. E quanto scrivono i giudici della terza sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 17 gennaio confermavano la decisione del gip di  Agrigento che aveva rimesso la comandante della nave approdata a Lampedusa forzando il blocco della Guardia di Finanza, urtando l'imbarcazione dei militari e finendo poi in manette subito dopo l'approdo. Lo riporta l'Adnkronos.

Cassazione respinge il ricorso della Procura, la difesa di Rackete: "Carola non andava arrestata"

Per i giudici di piazza Cavour "l'obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro". Per questo motivo la Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, dando così ragione alla gip di Agrigento Alessandra Vella, che non aveva convalidato l'arresto di Carola Rackete, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra, di cui era accusata la donna. Secondo i giudici della Cassazione - scrive l'Adnkronos - inoltre "le navi della guardia di finanza sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra".

Mancata convalida dell'arresto di Carola Rackete, la Cassazione respinge il ricorso della Procura

La difesa: confermata legittimità condotta  

"La motivazione della sentenza con la quale la Corte suprema ha confermato la piena legittimità della condotta tenuta da Carola Rackete nel luglio scorso quando, per porre fine alle sofferenze dei naufraghi che aveva bordo, attraccò nel porto di Lampedusa, costituisce un punto di riferimento decisivo per valutare la materia dei soccorsi in mare - hanno scritto gli avvocati Alessandro Gamberini, Leonardo Marino e Salvatore Tesoriero - . L’avevamo detto e scritto contrastando le opinioni della Procura: quell’attracco costituiva l’esito obbligato dell’adempimento di un dovere fondato su norme internazionali e nazionali, necessitato dalle condizioni dei naufraghi a bordo, divenute drammatiche.  Il soccorso non si esaurisce nel salvataggio in mare, ma quando è garantito un porto sicuro nel quale siano assicurati i diritti dei naufraghi. La pronuncia della Corte ripristina - sottolinea la difesa -  il primato della libertà personale e impone la necessità che la stessa polizia giudiziaria limiti i propri poteri coercitivi di fronte alla ragionevole sussistenza di una causa di giustificazione. E dunque quell’arresto era illegittimo. Non si riservano le manette a coloro che hanno il solo merito di aver salvato vite in mare. Valga questa pronuncia anche ad ammonire coloro che ancora fanno resistenza all’abrogazione di quei decreti sicurezza, che costituiscono un insulto alle ragioni del diritto. Ogni norma che sia espressione della scellerata politica dei porti chiusi va cancellata. Chi ancora ipotizza di avere le Ong nel mirino come capro espiatorio della complessità del tema delle migrazioni fa un’operazione ipocrita e inaccettabile. Un’attenta lettura della sentenza della Cassazione consente di comprendere - hanno concluso gli avvocati - come non si possa rimediare a questi mostri normativi, mantenendone l’impianto e limitandosi ad una mera riduzione delle abnormi sanzioni".

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La reazione di Salvini

"Pare che la Cassazione, nelle motivazioni, dice che Rackete non andava arrestata, che 'non ha commesso reato perché al comando della nave c'era un maresciallo della Finanza e non un comandante', quindi si giustifica lo speronamento, le voglio leggere queste motivazioni". Così Matteo Salvini, parlando nel corso di una conferenza stampa a Chieti, in Abruzzo. Lo riporta l'Adnkrnos. "Ma quelli rischiavano di essere schiacciati come vermi, incredibile", ricorda Salvini, riferendosi alla collisione avvenuta lo scorso 29 giugno tra la Sea Watch 3 con a bordo 40 migranti nel porto di Lampedusa e la motovedetta della guardia di Finanza.

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