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Tribunale

"Scopre che il marito la tradisce con l'assistente e li accusa su un gruppo WhatsApp con oltre 40 iscritti": condannata

Quattro mesi di reclusione per la donna che si sarebbe vendicata aggiungendo che l'aveva lasciata insieme al figlio senza darle "nemmeno 50 euro"

Scopre che il marito la tradisce con la sua assistente, guardandogli il telefonino mentre si fa la doccia, secondo il più classico dei copioni e si vendica comunicandolo a decine di persone su una chat WhatsApp che fa il giro del paese nella quale viene pure accusato di avere "miliardi ammucciati (nascosti) in casa". 

La ripicca le costa una condanna per diffamazione: il giudice Andrea Terranova le ha inflitto 4 mesi di reclusione alla trentaquattrenne che dovrà pure risarcire l'ex marito e l'ex presunta amante, sua attuale compagna, con cui ha avuto un figlio. 

La vicenda risale al 2020. La donna scopre che il marito - un noto dentista della provincia - aveva una relazione con la sua assistente. Avendo avuto probabilmente dei sospetti, decide - secondo la ricostruzione dell'episodio - di prendere il telefono e guardare i messaggi WhatsApp del marito accorgendosi di una serie di conversazioni inequivocabili.

Il marito e la sua assistente, infatti, litigavano sul fatto che il professionista non avesse ancora lasciato la moglie come, evidentemente, le aveva promesso. La ragazza, a quel punto, ha fatto lo screenshot dei messaggi (più avanti utilizzati nel procedimento di separazione per fargli infliggere l'addebito venendo, tuttavia, denunciata per accesso abusivo a sistema informatico) e ha deciso di vendicarsi comunicando a decine di persone la relazione extraconiugale. 

Per farlo avrebbe scelto la chat della ludoteca frequentata dal figlio con ben 41 iscritti, tutti del paese. "Io e mio marito ci siamo lasciati...ho scoperto che mi tradiva con la sua assistente e sinceramente le corna non me le tengo". E poi ancora: "Con tutti li miliardi chi avi ammucciati casa casa non è stato neanche in grado di mandarci 50 euro, che è da dieci giorni che siamo ospiti da mio papà".

Frasi che, secondo il giudice, avrebbero offeso la reputazione del dentista e della sua assistente, i quali hanno negato che all'epoca avessero una relazione. Entrambi hanno ottenuto la sua condanna al risarcimento del danno con importo da quantificare in un processo civile.

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