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Cronaca

Carenza organica al Tribunale di Agrigento, l'Anm: "Situazione preoccupante"

Il malessere dei giudici agrigentini nasce dalla scopertura della pianta organica, che a breve raggiungerà il 50 percento a causa di numerosi trasferimenti. "Un grave rischio per la stessa funzionalità del servizio" dicono Luca Sciarretta e Alberto Davico

La Sottosezione dell'Associazione magistrati di Agrigento esprime preoccupazione per la grave situazione di scopertura degli uffici giudiziari.
 

"Il Tribunale di Agrigento – spiegano Luca Sciarretta e Alberto Davico, rispettivamente segretario e presidente della sottosezione agrigentina dell'Anm - costituisce un presidio di confine dello Stato. Un presidio di confine con il bacino del Mare Mediterraneo e con l’Africa, che tanto preme con decine di migliaia di persone già sbarcate in Lampedusa; un presidio di confine nella guerra contro Cosa Nostra ed il malaffare organizzato; un presidio di confine a fronte di un fortissimo malessere nella popolazione determinato dalla mancanza di lavoro, ma anche da rapporti governati da grave corruzione e voto di scambio che talvolta stentano a potersi ricondurre ad uno Stato democratico".

Il malessere dei giudici agrigentini nasce dalla scopertura della pianta organica, che a breve raggiungerà il 50 percento a causa di numerosi trasferimenti. "Un grave rischio per la stessa funzionalità del servizio" dicono Luca Sciarretta e Alberto Davico.  

"In un territorio che da sempre costituisce per taluni aspetti un unicum sotto il profilo criminale e del malaffare anche nello stesso ambito siciliano, - continuano nella nota stampa - si evidenzia  che  la stessa conoscenza del territorio e delle problematiche ricorrenti nelle varie tipologie di procedimento -  anche e, per taluni aspetti, soprattutto nell’ambito civilistico per il controllo su flussi finanziari - costituisce un concreto rischio per i pochi magistrati rimasti in servizio, e ciò anche perché risulta ormai troppo facile l’individuazione della persona del singolo magistrato come specifico ostacolo per il malaffare a fronte dell’appannarsi dell’immagine degli uffici e della stessa funzione. Si evidenzia sul punto come in altre sedi i magistrati che trattano talune materie siano oggetto di misure di sicurezza ben diverse da quelle rese disponibili ad Agrigento, e ciò a parità di materie trattate e di delicatezza dei procedimenti".

Secondo quanto affermato dai rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrati, inoltre, "il trattamento riservato ai magistrati in servizio in Agrigento da parte dello Stato e per certi aspetti nell’ambito della stessa magistratura ha evidenziato nel tempo profili di chiara anomalia. Il servizio svolto in tale sede non implica allo stato alcun titolo di valutazione preferenziale rispetto a quello svolto in sedi più appetibili e quotate,  non potendo certo chi lavora in questi uffici dedicarsi ad attività accademica ed anzi soffrendo di concrete difficoltà a partecipare alle stesse attività di formazione. Appaiono dunque evidenti le ragioni per le quali gli interpelli possano andare deserti, non essendo di fatto conveniente per un magistrato scegliere quale sede Agrigento per coltivare con impegno la giurisdizione in contrasto avverso mafie e poteri occulti".

Per questo il segretario e il presidente della sottosezione agrigentina dell'Anm chiedono l'adozione di tutte le necessarie misure a garanzia del permanere della funzionalità degli Uffici della Procura della Repubblica e del Tribunale di Agrigento, "anche nel segno di uno spirito di piena solidarietà – concludono - e collaborazione tra Uffici che dovrebbe comunque improntare  il rapporto di colleganza nel Servizio Giustizia".

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