Scala dei Turchi, nessun accordo con il privato: si prosegue la causa sulla proprietà dell’area

Il consiglio comunale ha bocciato la possibilità di ogni ipotesi transattiva, esultano Legambiente e Catanzaro

Il consiglio comunale boccia all’unanimità la possibilità di un accordo transattivo con il privato che vanta il diritto di proprietà sulla scogliera, impegnando quindi il Comune a proseguire l’attuale contenzioso legale per vedersi riconosciuta la titolarità sull’area.

È questo l’esito dei lavori consiliari di sabato sera a Realmonte, che erano stati appunto convocati per discutere della possibilità della sottoscrizione di un accordo con la famiglia Sciabarrà che il Municipio aveva iniziato a valutare lo scorso autunno. Una proposta, oggi definitivamente messa in cantina, che prevedeva il passaggio della titolarità sull’area al Comune, concedendo al privato per 70 anni una quota delle somme sull’eventuale utilizzo del brand. IlcConsiglio, dice inoltre in una nota veicolata sui social il consigliere comunale di minoranza Antonino Sciarrone, ha “bacchettato la Regione per gli interventi di sicurezza fatti su un terreno su cui vanta la proprietà un privato”.

Insomma, ad occuparsi della controversa vicenda, alla fine saranno i tribunali, anche se non è chiaro fra quanto tempo questo potrebbe effettivamente avvenire. Intanto c’è chi festeggia e chi si oppone. Nel primo schieramento rientrano certamente il Comitato “Scavuzzo”, Legambiente e il deputato regionale Michele Catanzaro, il quale afferma in una nota che si sia messa “la parola fine ad una controversia che metteva a rischio uno dei luoghi più belli e rappresentativi della provincia di Agrigento e dell’identità siciliana” parlando di un tentativo di privatizzazione della Scala (anche se il punto è, proprio, se questa sia già privata o meno). Catanzaro inoltre, incurante delle parole persino dello stesso rappresentante del comitato italiano Unesco, continua a ritenere centrale la possibilità di far ottenere “il riconoscimento della Scala dei Turchi come nuovo sito Unesco”.  Questo però appunto non avrebbe alcuna refluenza né sulla questione della proprietà sul bene né in termini di effettiva tutela dello stesso e, soprattutto, richiederebbe un percorso della durata di anni e che, tra l’altro, potrebbe avere un esito non positivo.

Centrale appare invece un eventuale passo avanti da parte della Regione Siciliana che possa dirimere la vicenda, anche se necessario intervenendo con una procedura di esproprio.

Sul fronte di coloro che invece accolgono negativamente il voto del Consiglio comunale c’è l’associazione “Mareamico Agrigento”.  “Per fortuna – dicono - abbiamo spostato la vicenda in sede Regionale ed Istituzionale di tutela, che risolverà sicuramente prima, il problema”.

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Il nodo che tutti sembrano comunque non valutare resta però quello delle condizioni della scogliera e della sua “naturale” fragilità connessa al materiale di cui è composta e che oggi ha portato ad una chiusura totale dell’area che non è chiaro quanto potrebbe durare.

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