Cronaca

"Simulano battuta di pesca e scaricano migranti", tre patteggiamenti

Nelle scorse settimane altri due componenti dell'equipaggio sono stati condannati: il mezzo era stato bloccato sull'isolotto di Lampione dopo il tentativo di riprendere la rotta verso l'Africa

(foto archivio)

Tre patteggiamenti a pene comprese fra i 3 anni e i 3 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione. Con il via libera del gup Luisa Turco all'applicazione della pena - proposta dai difensori (gli avvocati Samantha Borsellino, Riccardo Gueli, Ninni Giardina e Maria Stefania Brandi) con il consenso del pm Sara Varazi - si chiude il cerchio dell'inchiesta sul mini-sbarco di 3 migranti dello scorso 20 luglio sull'isolotto di Lampione.

Nei giorni scorsi altri due componenti dell'equipaggio del peschereccio sono stati condannati nello stralcio abbreviato dell'inchiesta. Si tratta di Amara Jandoubi, 43 anni e Basem FerJani, 29 anni, ai quali il gup Micaela Raimondo ha inflitto 3 anni di reclusione.

Sei mesi e 20 giorni in più, con il patteggiamento, sono stati adesso applicati a Mansour Marmouch, 54 anni, comandante del peschereccio. Hanno patteggiato 3 anni gli altri due componenti, ovvero Mounir Hadhri, 52 anni e Oussama Chaabane, 33 anni.

Il loro arresto è scattato poco dopo avere scaricato tre migranti da un peschereccio. I cinque tunisini, dopo averli fatti scendere con un materassino, avrebbero provato a fuggire venendo bloccati da Guardia Costiera e Guardia di Finanza.

La Procura dispose il fermo che fu convalidato: tutti si trovano ancora in carcere. Jandoubi, durante le indagini, aveva provato a difendersi scaricando le responsabilità sugli altri componenti dell'equipaggio. Dichiarazioni che sono state cristalizzate nell'incidente probatorio ma non hanno convinto nè pm nè giudice.

"Non sapevo nulla - è stata la difesa di Jandoubi -, sono solo un pescatore. Mansour Marmouch deve aver fatto tutto da solo a giudicare da quello che è successo dopo. Ognuno di loro sapeva che c'erano tre clandestini nella stiva". 

Il tunisino aveva sostenuto pure di essere stato minacciato per ritrattare le sue precedenti dichiarazioni. "Non so chi sia stato, nella cella del carcere - aveva detto - ho sentito qualcuno che mi diceva di stare zitto e che mi sarebbe finita male". 

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