Cronaca

"Sanzione tributaria annullata per favorire imprenditrice", parte appello per tre imputati

L'inchiesta Duty free approda in secondo grado dopo l'assoluzione da tutte le accuse di corruzione

Riparte in appello il processo scaturito dall’inchiesta "Duty free" che ipotizza un giro di tangenti all'Agenzia delle Entrate di Agrigento in cambio di favori e annullamenti di sanzioni tributarie. In questo troncone processuale, che scaturisce dallo stralcio del rito abbreviato, in realtà, non si contesta alcun episodio di corruzione. Questo perché, in primo grado, il 28 novembre di due anni fa, il gup di Agrigento Giuseppe Miceli aveva deciso otto assoluzioni e tre condanne ma solo per l'accusa di abuso di ufficio: tutti scagionati, invece, dalle imputazioni più gravi di corruzione.

La Procura non ha impugnato il verdetto e, quindi, dell’ipotesi accusatoria iniziale resta in piedi, al momento, davvero poco. Per altri dodici del tredici imputati che non hanno chiesto riti alternativi è, comunque, in corso un dibattimento. L’unico episodio in discussione davanti alla Corte di appello (ieri mattina, dopo la relazione di uno dei giudici del collegio, c’è stato un rinvio al 14 febbraio) riguarda un’ipotesi di abuso di ufficio per la quale, in primo grado, sono stati condannati l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pietro Pasquale Leto (un anno e quattro mesi), l’imprenditrice Maria Lombardo, 54 anni (8 mesi) e il funzionario dell’Agenzia Antonino Migliaccio (8 mesi). La condanna per abuso di ufficio scaturisce dalla circostanza che Lombardo, titolare di un’attività di noleggio di auto a Lampedusa, avrebbe beneficiato di un illegittimo annullamento di una sanzione tributaria di oltre 200 mila euro.

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