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Tribunale / San Biagio Platani

"Il concorso per assistenti sociali fu legittimo": archiviata inchiesta su commissario prefettizio

Una dipendente aveva denunciato per tentato abuso di ufficio e diffamazione il funzionario Antonio Oddo, nominato dopo lo scioglimento dell'amministrazione comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata

"Il commissario straordinario del Comune di San Biagio Platani, Antonino Oddo, ha agito perseguendo l'interesse pubblico e provando a fare in modo che l'incarico venisse affidato a persone adeguate e affidabili". Con queste motivazioni il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha archiviato l'inchiesta a carico del funzionario prefettizio chiamato a gestire l'ente in seguito allo scioglimento deciso dal Consiglio dei ministri per infiltrazioni della criminalità organizzata.

L'ordinanza è stata emessa dopo che una dipendente, dalle cui denunce era partito il procedimento che ipotizzava i reati di tentato abuso di ufficio e diffamazione, si era opposta alla richiesta del pubblico ministero Cecilia Baravelli di chiudere il caso. Il giudice, alcuni giorni dopo l'udienza, nella quale sono stati sentiti il difensore dell'impiegata, l'avvocato Domenico Testasecca e i legali dell'indagato Luigi Troja e Giuseppe Montana, ha firmato il provvedimento che lo proscioglie.

La vicenda risale al 14 gennaio del 2021: il Comune di San Biagio, che allora era commissariato dopo l'arresto e la successiva condanna per concorso esterno in associazione mafiosa del sindaco Santo Sabella, aveva indetto una selezione per assumere alcuni assistenti sociali. Oddo, secondo il contenuto della denuncia, avrebbe provato a interferire nel concorso durante un'assemblea del personale nella quale, oltre a cercare di indirizzare la scelta estromettendo in particolare due candidate (ma non l'autrice della querela), avrebbe usato termini "offensivi e demolitori".

In particolare avrebbe proposto di introdurre criteri di scelta suppletivi finalizzati ad escludere chi avesse già prestato attività lavorativa per conto del Comune. "Non voglio sapere chi ha presentato le domande - avrebbe detto -, puntate sulle persone per bene e non su quelle che hanno fatto schifo e già prestato servizio al Comune, a persone che hanno operato male". Oddo, quindi, avrebbe fatto due nomi. Il commissario prefettizio avrebbe, quindi, invitato la commissione a scegliere "persone di buona volontà" e non due assistenti sociali, di cui fece nomi e cognomi, accusando una delle due di avere "dimenticato una bambina in una comunità per 7 anni" mentre per l'altra sarebbe stato in possesso di "documenti che provano l'inadeguatezza". Una delle due, peraltro, fu poi selezionata.

Tuttavia, sia il gip che il pm, come rappresentato dalla difesa di Oddo, hanno sottolineato che non si è trattato di un tentativo di abuso di ufficio ma, anzi, di un modo "di perseguire un fine pubblico e di rottura con il recente passato". Quanto all'accusa di diffamazione, la presenza delle presunte vittime avrebbe fatto configurare al massimo, secondo il giudice, l'accusa di ingiuria da tempo depenalizzata.

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