Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Lampedusa, visita dell'astronauta e ambasciatrice Unicef Samantha Cristoforetti

La delegazione Unicef ha visitato il Molo Favarolo e i guardacoste della Settima squadriglia Guardia costiera e della Guardia di finanza. Un momento di confronto con il personale di bordo e le criticità affrontate durante i soccorsi in mare. Successivamente è stata la volta del centro di primo soccorso e accoglienza di Contrada Imbriacola

La delegazione Unicef ha visitato il Molo Favarolo e i guardacoste della Settima squadriglia Guardia costiera e della Guardia di finanza. Un momento di confronto con il personale di bordo e le criticità affrontate durante i soccorsi in mare. Successivamente è stata la volta del centro di primo soccorso e accoglienza di Contrada Imbriacola, dove l'astronauta e ambasciatrice Unicef Samantha Cristoforetti ha conversato a lungo con alcuni giovani migranti ospiti della struttura.

Durante la visita ha voluto visitare l'isola e il suo centro di accoglienza insieme al direttore generale di Unicef Italia Paolo Rozera per «avere una idea chiara e reale del tema migratorio con naturale attenzione ai bambini», si è verificata una manifestazione pacifica dei migranti.

Davanti il Municipio dell'isola, seduti in strada, hanno attuato un sit-in silenzioso con l'intenzione di richiamare l'attenzione dell'Amministrazione comunale, convinti che l'autorità competente con potere decisionale circa il loro futuro sia appunto l'ente locale.

«Ho parlato con dei ragazzi che mi hanno chiesto perché alcuni compagni di viaggio, seduti accanto sulla barca, sono stati trasferiti e loro verranno invece respinti. È assurdo - ha detto Cristoforetti - che le persone vengano differenziate nel trattamento in funzione del luogo di nascita». Mentre l'astronauta constatava le difficoltà dei migranti all'interno dell'Hot Spot il vicesindaco Damiano Sferlazzo dialogava con gli autori della protesta presso il Municipio e spiegava loro la realtà dei fatti con la rassicurazione di vicinanza ed eventuale intervento dell'Amministrazione.

«Il fatto che siano anche gli eritrei a protestare e a rifiutare di rilasciare le impronte digitali - osserva il sindaco Giusi Nicolini - la dice lunga sulla scarsa informazione che viene effettuata all'interno del Cpsa di Lampedusa circa i loro diritti e l'opportunità che gli eritrei e pochi altri hanno di accedere alle quote europee di accoglienza».

Secondo il sindaco i migranti devono essere informati sulle procedure per il ricollocamento dal Dipartimento per le libertà civili e non dalla polizia, e ciascun migrante deve essere ascoltato.

«C'è, per esempio, chi rifiuta di dare le impronte digitali perché è stato separato dalla moglie durante il soccorso in mare e adesso non vuol rischiare di perderne le tracce - spiega la sindaca - e c'è anche chi vuole essere rassicurato sul ricongiungimento con i familiari che sono già in Europa».

Riflessione propositiva anche da parte del direttore generale Unicef Paolo Rozera: «Le capacità, l'esperienza e lo spirito di umanitaria intraprendenza che a Lampedusa vengono messe in campo, mi riferisco in particolare ai soccorritori e ai medici oltre che ad Amministrazione e popolazione residente, dovrebbero essere considerate come esempio da studiare ed esportare in altri luoghi esposti allo stesso fenomeno».

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