Arancine e finocchietto, a spasso per una cittadella della Francia sorge il ristorante San Leone

Frederic e Melina sono gli ideatori e titolari del rinomato locale. Lei è figlia di emigrati agrigentini, un'idea geniale che oggi profuma di Sicilia e successo

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Sei un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Camminando per un Comune di appena tremila anime, in un angolo di cittadina, si possono incontrare i sapori di Agrigento.  In Francia, nella ridente Fleury, degli emigrati agrigentini hanno avuto un’idea bella che rievoca i sapori di un tempo. Si, perché in una delle cittadine francesi, sorge San Leone. Un ristorante tipico agrigentino ispirato alla zona balneare della città dei Templi.

L’idea, ad oggi vincente, è di una agrigentina e di un francese. Melina Vella lei, Frederic lui, la prima è figlia di emigrati che tanti anni fa scelsero di lasciare Agrigento per cercare fortuna altrove. Dentro la cucina di “San Leone”, anche la mamma della ragazza. E' proprio lei, che ha raccontato la storia del ristorante tipico agrigentino.

“Mia figlia ama molto quel posto - dice Lina Vella ad AgrigentoNotizie -.  E’ stato una sorta di amore a prima vista. Lei – spiega la donna ai microfoni di AgrigentoNotizie – ha lasciato il cosiddetto posto fisso per provare questa nuova avventura. Era un pensiero continuo. Suo marito conobbe la Sicilia, fu un amore a prima vista. Lui è francese. Si è innamorato di tutto quello che ha visto, ha messo piede ad Agrigento ed ha perso la testa. Di cosa si è innamorato? La gente, ma soprattutto il cibo. San Leone è aperto al pubblico da due anni”.

Come nasce il ristorante San Leone?

"Volevano ideare questo ristorante a tutti i costi. Hanno cercato e trovato un locale, creando davvero un bel posto. Poi, nella seconda fase, hanno reperito diversi fornitori. La parola d’obbligo era Sicilia e Agrigento. I ragazzi usano dei formaggi ma anche dei vini agrigentini. Cosa altro? Anche la salsiccia con il ‘finocchieto’, che è tipica delle nostre zone. Uno dei ragazzi che lavora al ristorante San Leone, è stato ad Agrigento, nello specifico a Raffadali. Ha avuto modo di conoscere uno dei titolari di una rinomata gelateria del posto. I titolari di questa gelateria hanno aperto le porte dei loro laboratori, sono state delle persone speciali. E' stato merito loro se questo ragazzo ha imparato a fare un gelato buonissimo. Gusti? Ovviamente il pistacchio".

Cosa vi ha spinto a credere in questo progetto?

“Mia figlia credeva molto in questo ristorante. Lei ha il cuore agrigentino. Quando entri nel ristorante San Leone, trovi la bandiera italiana, non quella francese. Frederic quando ha messo piede ad Agrigento, si è totalmente innamorato. Il loro ristorante non poteva chiamarsi diversamente. San Leone, per mia figlia ha un significato imporante. Le giornate d'estate, la nonna, la famiglia il mare.  Noi siamo andati via da Agrigento da molto tempo, ma abbiamo bisogno di tornare sempre. Abbiamo anche comprato casa qui. Siamo nati qui, una parte del nostro cuore è ad Agrigento. La Francia è bella, ma Agrigento...”. In Francia, ad esempio, moltissime persone sono originarie di Favara. Quando entrano al ristornate San Leone, sorridono. Riconoscono il nome, nessuno ha bisogno di spiegare dove si trova”.

Qual è il vostro piatto forte?

"Mi chiedono di preparare la salsa di pomodoro all’agrigentina. Non solo, ma anche le polpette e tanto altro. Molti delle ricette francesi, hanno come base i prodotti agrigentini. Devo dire, che gradiscono moltissimo. Ho spiegato ad uno dei ragazzi che lavorano lì, come si preparano le arancine, adesso è molto bravo. Mi fido (sorride ndr). Ci siamo affidati a dei produttori di vino biologico che hanno sede a Ravanusa, i prodotti agrigentini, invece, li fornisce una rinomata azienda di Sciacca". 

Qual è il consiglio che si sente di dare alla sua città?

“Quando vengo ad Agrigento, prima giro un po’ la Sicilia. Il consiglio che posso dare è quello di investire sulle strutture ricettive. Serve avere un’ampia scelta, ma non solo. Agrigento, secondo me, avrebbe anche bisogno di un villaggio turistico. Ho visto il lungomare, piazzale Giglia è molto bello. Secondo me, però, si deve fare ancora di più”

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