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Nessun aiuto dalle istituzioni locali, l’ospedale delle tartarughe di Lampedusa potrebbe chiudere

La direttrice del centro punta l’indice contro l’indifferenza dei commercianti e degli amministratori

A Lampedusa rischia di chiudere il centro di recupero tartarughe, la struttura che grazie all’impegno dei volontari annualmente salva circa cento esemplari di Caretta Caretta, potrebbe presto cessare le attività sulla maggiore isola delle Pelagie a causa anche degli elevati costi di gestione, insostenibili per la sola associazione “Turtles group” che è il cuore pulsante del centro.

Il grido di allarme è stato lanciato dalla direttrice di “Lampedusa Turtle rescue”, la biologa Daniela Freggi che ai microfoni di AgrigentoNotizie si dice rammaricata dell’assenza di aiuti concreti da parte delle istituzioni locali.

Da diversi anni Lampedusa è una delle principali mete turistiche italiane. Ed è proprio il simbolo della tartaruga quello che commercialmente si lega di più al vasto mercato dei souvenir sull’isola. Paradossalmente, al centro di recupero non arriva nessun benefit e l’ospedale delle tartarughe continua ad operare grazie alla generosità dei volontari e alle donazioni dei visitatori.

Daniela Freggi ha chiesto aiuto alle istituzioni e fra le proposte lanciate negli anni c’è stata anche quella di creare un marchio “tartaruga” e di destinare al centro di recupero una piccola parte dei ricavati delle vendite dei souvenir. Soluzione quest’ultima che però non è mai stata accolta.

“Le tartarughe qui vengono curate – dice la direttrice del Turtles rescue – ma possono diventare anche un volano per l’attrazione turistica. I visitatori sono importanti perché, grazie alle loro piccole offerte, ci permettono di affrontare il budget che per una piccola associazione come la nostra non sarebbe gestibile. Tutti ci chiedono – aggiunge Daniela Freggi - se i commercianti collaborano e la nostra triste risposta è negativa: non solo non collaborano ma spesso non sanno neanche fornire al pubblico indicazioni sulla nostra struttura, dimenticando che fondamentalmente questo è un vero e proprio ospedale per le tartarughe e quindi con orari di apertura limitati durante l’arco della giornata”.

La direttrice del centro invece elogia quanti, da ogni parte del mondo, si dimostrano sensibili alla struttura sostenendola con donazioni che però potrebbero non bastare. Per quanto riguarda la permanenza a Lampedusa della struttura, Daniela Freggi precisa: ”Forse è il caso di accettare una nuova sfida spostandoci in Sicilia dove ci sono tanti porti operativi e sicuramente delle amministrazioni più sensibili”.

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