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Malasanità

Muore dopo la biopsia ad un rene: famiglia risarcita con oltre 1 milione di euro

I parenti della donna, deceduta 11 anni fa, hanno presentato ricorso in Cassazione per ottenere altri 500mila euro

Viene sottoposta a un semplice intervento di biopsia renale in un reparto di nefrologia del territorio, ma muore una decina di giorni dopo: la famiglia ottiene negli anni oltre un milione di euro di risarcimenti dall'Asp e agisce anche in Cassazione per vedersi riconosciuti ulteriori 500mila euro per la perdita della propria congiunta.

La vicenda affonda le sue radici nell'ultimo decennio: una donna si rivolge a un ospedale della provincia appunto per fare un controllo al rene. Poco meno di una settimana dopo morirà in un reparto di rianimazione.

Secondo i giudici, sia in primo grado che in appello, i medici non hanno preso in considerazione il quadro patologico polmonare, che si è rivelato poi compromesso in modo definitivo, e non effettuato approfondimenti clinici e diagnostici generali sulle sue condizioni di salute. Secondo l'accusa, alla fine, gli stessi si erano concentrati esclusivamente sulla disfunzione renale non prestando alcuna attenzione a tutto il resto. 

In prima istanza la famiglia ottiene, tra risarcimento del danno e pagamento di oneri e spese legali, poco meno di 800mila euro. Presenta quindi ricorso in Appello nel 2021 e, nell'autunno scorso, ottiene che le somme da corrispondere salgano fino a oltre un milione di euro.

Una sentenza, quest'ultima, che l'Asp decise anche di non appellare, anche se adesso la famiglia si è rivolta alla Cassazione per ottenere ulteriori 600mila euro trovando la resistenza dell'Azienda, che si costituirà in giudizio.

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