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Morto a 69 anni dopo trasfusione di sangue infetto, maxi risarcimento ai familiari

I giudici del tribunale di Palermo liquidano un milione e quattrocentomila euro

I due figli e la moglie di un agrigentino, morto a causa di una trasfusione di sangue infetto, saranno risarciti con un milione e quattrocentomila euro dal ministero della Salute. L’episodio è accaduto nel 1984 all’ospedale San Giovanni di Dio. L’uomo, nel 2006, scoprì di essere affetto dal virus dell’Epatite C e per questo, con l’assistenza degli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, intraprese una causa contro il ministero della Salute per ottenere il risarcimento dei danni.

Con una prima sentenza, nel giugno del 2011, il tribunale di Palermo condannò il ministero a risarcire in favore dell’uomo la somma di 434.000 euro. Due anni dopo l’epatite degenerò in una cirrosi epatica e poi in un tumore al fegato che ne provocò la morte a 69 anni. I familiari hanno promosso un nuovo giudizio civile.

I giudici hanno accolto anche in questa circostanza le richieste dei familiari e gli hanno liquidato l’ulteriore somma di un milione e quattrocentomila euro. “Si tratta di un precedente giurisprudenziale - sottolinea l’avvocato Angelo Farruggia, difensore delle parti offese - destinato ad assumere particolare rilevanza nel panorama giurisprudenziale nazionale”. 

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