Domenica, 21 Luglio 2024
Il caso

Ricoverata per sospetta ischemia muore per un'infezione contratta in ospedale: chiesto maxi risarcimento

Alla donna era stato anche amputato un braccio a causa di un'emorragia: per la famiglia la colpa è dei medici

Viene ricoverata per una sospetta ischemia a un braccio, ma dopo alcuni giorni torna in ospedale perché una ferita perde pus a causa di un'infezione che avrebbe rimediato nelle corsie di ospedale. Le condizioni di salute però peggiorano in modo irreversibile, fino ad un decesso che per la famiglia è responsabilità delle cure.

I parenti di una donna morta 5 anni fa stanno trascinando in ospedale due strutture sanitarie, una delle quali dipendente dall'Asp di Agrigento, chiedendo un risarcimento del danno che ammonta a quasi un milione e mezzo di euro circa.

La vicenda risale al 2019: l'anziana viene condotta in una non meglio precisata (o almeno, omissata) Arnas, cioè un'azienda di rilievo nazionale e alta specializzazione, con il sospetto di una ischemia critica dell'arto inferiore destro e viene sottoposta a un intervento chirurgico con un decorso apparentemente privo di complicanza. Viene dimessa e torna a casa, ma è solo l'inizio del suo calvario: sette giorni dopo si rivolge a un reparto di chirurgia vascolare di un ospedale dell'Agrigentino a "causa di fuoriuscita di secrezione purulenta dalla ferita inguinale destra generata dall'infezione nosocomiale", secondo la famiglia trattata con "colpevole inerzia" che ha portato poi ad una emorragia che ha costretto i medici ad amputare il braccio. Questo ha peggiorato le condizioni di salute della donna fino a portarla alla morte.

Secondo la famiglia tutto è dipeso da "malpratice medica", da risarcire con circa 1 milione e mezzo di euro. Il processo è in corso dinnanzi al tribunale di Agrigento.

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