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Riforma dell'acqua pubblica, i sindaci "ribelli" non cederanno le reti

L’assemblea territoriale idrica di Agrigento si riunirà venerdì per decidere e definire quali devono essere le azioni da intraprendere

I sindaci dell'Agrigentino si sono ritrovati, a Joppolo Giancaxio, per discutere, commentare ed analizzare la recente bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, della cosiddetta riforma dell’acqua pubblica. Sindaci che hanno manifestato tutta la loro delusione ed amarezza per il fatto che il Governo regionale non abbia impugnato e difeso la norma.

Fra i sindaci agrigentini, anche quello di Aragona, Salvatore Parello, che ha dichiarato: “Noi sindaci dell’Agrigentino abbiamo dalla nostra parte un vantaggio. Mi riferisco all’Ati, l’assemblea territoriale idrica, che è stata costituita ed è governata da un consiglio d’amministrazione di sindaci e da un’assemblea di sindaci. Riteniamo a questo punto che probabilmente il Governo regionale verrà avanti con i commissariamenti su pressione dei gestori privati. Però abbiamo dalla nostra parte questo strumento importante e lo attueremo".

L’assemblea territoriale idrica di Agrigento si riunirà venerdì per decidere e definire quali devono essere le azioni da intraprendere. Nell’incontro al centro sociale di Joppolo Giancaxio è emersa, in maniera forte, la volontà dei sindaci "ribelli" di non cedere le reti, ma, soprattutto, è emerso il fatto che "seppur la Corte Costituzionale, in alcune parti, abbia cassato la legge, resta pur sempre la norma 19/2015 che in molti suoi aspetti stabilisce la gestione pubblica delle reti idriche. "Siamo convinti che bisogna andare avanti ed è necessario farlo per poter mantenere fede - ha concluso Parello - a quello che è stato il risultato importante del 2011 in merito al referendum sulla gestione pubblica delle reti idriche che vide il 99 per cento degli italiani dire “Sì” alla gestione pubblica delle reti”.

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