Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Rifiuti a Lentini con 400 mila euro di costi, il Tar boccia il ricorso del Comune

La maggiore spesa sostenuta resterà a carico dei cittadini

Ricorso contro lo spostamento (per tre costosissime settimane) del conferimento dei rifiuti di Agrigento da Siculiana a Catania, il Tar boccia il ricorso del Comune.

I fatti: negli ultimi mesi del 2016 la Regione decise di far conferire presso l’impianto di contrada Grotte San Giorgio, a Lentini, i rifiuti agrigentini, spostando invece all’impianto della Catanzaro Costruzioni quanto prodotto in altri comuni, paradossalmente molto più lontani dall’impianto. Questo portò un aggravio di grosse proporzioni al bilancio dell’ente (oltre 400 mila euro) e spinse l’amministrazione a tentare la via del ricorso in linea amministrativa. I motivi della contestazione risiedevano tutti nella ratio della normativa in materia ambientale, la quale prevede che nell’individuazione delle discariche valga il principio di prossimità: bisogna cioè cercare impianti che siano quanto più possibile limitrofi ai comuni che lì conferiranno. Tutto al fine di ridurre costi, inquinamento e disservizi.

Una linea che il Tar non ha però condiviso. Se una parte del ricorso è stata ritenuta improcedibile per “sopravvenuta carenza di interesse”, dato che il provvedimento è stato ritirato in quanto “avente natura temporanea ed eccezionale, limitata allo svolgimento delle attività per aumentare la capacità di abbanco presso la viciniore discarica di Siculiana", anche il resto del ricorso proposto (che puntava invece a rilevare come illegittime le motivazioni sottese al provvedimento contestato) è stato però ritenuto inammissibile, “stante la natura meramente interlocutoria e non provvedimentale della nota con cui l’Amministrazione regionale ha espresso le ragioni poste sottese al provvedimento originariamente impugnato del quale ha rimarcato la cessazione di efficacia”. Traduzione: non era possibile ricorrere per ottenere l’annullamento di quest’ultimo pezzo di carta perché non si trattava di un provvedimento operativo, ma solo di una lettera di accompagnamento.

Quindi, niente colpevoli – anche se è possibile proporre ricorso al Cga e ovviamente alla giustizia civile – e i 400 mila euro di maggiori costi rimarranno a carico dei cittadini agrigentini. Unica nota positiva: le spese legali, almeno, non le dovremo pagare.


 

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