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Antonio Massimino

Antonio Massimino

Cade l'accusa di una tentata estorsione, Massimino resta però in carcere

Delle tre ipotesi che fecero scattare all'inizio di novembre il fermo della Dia, ne è rimasta in piedi solo una: il presunto invito ad onorare un debito di 85 mila euro

I giudici del tribunale del Riesame di Palermo hanno annullato l'ordinanza in carcere firmata a carico di Antonio Massimino nella parte in cui gli si contestava di avere tentato di imporre l' assunzione di un operaio. Delle tre ipotesi di tentata estorsione aggravata - aggravata dall'agevolazione a Cosa Nostra - che fecero scattare all'inizio di novembre il fermo della Dia, ne è rimasta in piedi solo una.

"Massimino - scrivono i giudici che hanno aderito alle tesi difensive dell'avvocato Salvatore Pennica - è un soggetto notoriamente mafioso ma è amico di infanzia del suo interlocutore. Non ogni richiesta proveniente da un mafioso può connotarsi come estorsione". 

Il Gip, precedentemente, aveva già escluso che fosse Massimino il mandante della richiesta estorsiva, rivolta sempre agli stessi imprenditori, relativa alla realizzazione di un fabbricato in via Mazzi.

L' unica accusa di tentata estorsione che resta in piedi, e per la quale Massimino resta in carcere, riguarda un presunto tentativo di taglieggiamento, indirizzato sempre nei confronti dello stesso imprenditore e del figlio. Liborio Militello, su incarico di Massimino, lo avrebbe invitato con toni minacciosi a onorare un debito di 85 mila euro. 

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