Cronaca

Riapertura discoteche e manifestazione a Roma, c'era anche il dj riberese Sergio Matina: "Le regole ci sono, fateci ripartire in sicurezza"

Tantissimi addetti ai lavori, provenienti da tutta Italia, si sono dati appuntamento nella Capitale per chiedere al Governo di adottare i protocolli suggeriti dal Cts: "Non siamo noi il vero problema"

L'intervista che Sergio Matina ha rilasciato a Radio Radicale

Nell’Italia che riparte c’è un settore, l’unico rimasto, che sta ancora a guardare. Nonostante le vaccinazioni ed un periodo di forti restrizioni ormai alle spalle, c’è un vero e proprio esercito di lavoratori e di gente che investe denaro con le braccia incrociate, ormai sull’orlo del baratro. 

Sono i cosiddetti “operatori della notte”: i gestori delle discoteche, gli organizzatori di eventi, dj, barman, addetti alla sicurezza. Tutti insieme, da tutta Italia, si sono dati appuntamento a Roma per una manifestazione pacifica ma con un grido unanime: “Ovunque si fa festa abusivamente e in modo incontrollato, ma noi non possiamo ancora lavorare nonostante la possibilità di applicare dei protocolli di sicurezza peraltro già suggeriti dal Cts. Perché il Governo continua a non recepire le indicazioni del Comitato tecnico scientifico? Perché non viene ancora adottata una direttiva in tal senso?

Eppure - secondo quanto sostengono ormai da mesi gli operatori del settore - gli assembramenti si registrano nei contesti più disparati: dal supermercato ai lungomari, dai centri commerciali fino ad arrivare ai ristoranti e persino agli stadi. Perché la discoteca rimane inesorabilmente ferma?

A Roma, tra i dj’s che lavorano nei club più importanti d’Italia, c’era anche Sergio Matina, originario di Ribera ma da decenni trapiantato a Milano dove ha fatto del clubbing la sua unica professione e ragione di vita. 

“Oggi c’è un protocollo ben preciso e indicato dal Cts - ha detto - eppure ancora il Governo si ostina a perdere tempo. Oggi, in discoteca, è consentito solo fare attività di ristorazione e bar snaturando, ovviamente, la vocazione del concetto di “club”. Eppure sono stati già fatti alcuni esperimenti, tutti positivi e, purtroppo, solo all’estero. Perché l’Italia, in questo, ha mostrato sempre di essere in ritardo. Il risultato di queste prove sperimentali è stato estremamente positivo: organizzare una serata con un pubblico di giovani regolarmente vaccinati o tamponati, controllati in modo capillare all’ingresso del locale, non ha creato alcun focolaio. Le regole da applicare ci sono e sono indiscutibilmente efficaci. Perché dunque non cominciare anziché aspettare che sia troppo tardi? Ormai il settore è in ginocchio e rischia davvero di non risollevarsi più. Per non parlare dei rischi derivanti dalla cosiddetta 'movida abusiva' che invade le strade di tutta Italia. Ed è  proprio lì che si rischia, perché sono luoghi non controllati a differenza di una discoteca dove tutto è sotto gli occhi attenti di chi ha la competenza professionale per osservare ed intervenire in caso di pericolo. Noi siamo pronti. Il Governo deve smetterla di usarci come capro espiatorio per giustificare l’aumento incontrollato dei contagi. Non siamo mai stati noi il vero problema”.

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