Revocare l'affidamento in prova ai servizi sociali per Arnone? Il tribunale rigetta l'istanza

La richiesta, contestando "la violazione delle prescrizioni", era stata avanzata dal procuratore capo Luigi Patronaggio

Giuseppe Arnone

Il tribunale di Sorveglianza ha rigettato, per la terza volta consecutiva, la richiesta - avanzata dal procuratore capo Luigi Patronaggio - di revocare l'affidamento in prova ai servizi sociali di Giuseppe Arnone. Secondo il capo dei Pm agrigentini, Arnone avrebbe violato le prescrizioni imposte dal tribunale di Sorveglianza che, sei mesi fa, gli ha concesso di espiare una condanna a sedici mesi di reclusione per calunnia con la misura alternativa alla detenzione dettando, però, una serie di prescrizioni. Fra queste, quella di non inviare email e utilizzare i social. 

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Il tribunale di Sorveglianza ha accolto le richieste avanzate - nella sua arringa difensiva - dall'avvocato Daniela Principato che aveva chiesto il rigetto "ed aveva anche ricordato che si trattava della terza richiesta consecutiva di revoca dei servizi sociali formulata dal procuratore della Repubblica Patronaggio" - ha reso noto lo stesso legale Principato -  Il tribunale di Sorveglianza, nel provvedimento di conferma dell'affidamento in prova e di rigetto della richiesta del procuratore Patronaggio, ha accolto la sollecitazione dell'avvocato Principato. 

"Il tribunale di Sorveglianza si è anche pronunciato sulla richiesta di Arnone di trasformare il proprio profilo Facebook nel profilo di una Fondazione con responsabile l'avvocato Principato. Il tribunale di Sorveglianza ha verificato che tali trasformazioni - ha reso noto il legale - non sono consentite dal regolamento di Facebook che impone che il profilo prosegua sempre con il soggetto che lo ha creato e con l'immagine del medesimo. Per cui il profilo di Giuseppe Arnone verrà adesso disattivato e congelato".  
 

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