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"Proteggere i resti del tempio di Zeus alla base del porto", l'allarme corre sui social

A farsene carico è l'architetto Gaetano Tripodi, il quale chiede interventi di tutela per le porzioni del più grande tra i templi dorici di Akragas

"In questo tratto del molo di ponente di Porto Empedocle sono visibili, se non sono insabbiati, notevoli frammenti architettonici del Tempio di Zeus dell'antica Akragas: un triglifo, una porzione di capitello e molti altri pezzi non distinguibili. E' urgente che prima che inizino i lavori sul porto quest'area sia protetta insieme alla porzione di storia che essa rappresenta".

A lanciare l'allarme sui social è l'architetto ed ex assessore comunale empedoclino Gaetano Tripodi, il quale torna su un tema noto e oggetto da anni di polemiche, cioè la presenza all'interno del porto di Porto Empedocle di porzioni del più grande tra i templi dorici di Akragas. Se da un lato Tripodi evidenzia come sia interessante rilevare che questi blocchi si trovino anche nel tratto più recente del porto (mentre era ad oggi certa e documentata la loro presenza nella porzione di metà '700), dall'altro pone l'attenzione sul rischio che questi beni, per quanto siano quanto oggettivamente rimasto di uno scempio perpetrato ai danni di un'opera mirabile quale era il tempio di Zeus, possono oggi correre.

"E' necessario che si facciano i passi necessari per la dichiarazione di interesse culturale di quell’area - spiega - e credo che i tal direzione dovrebbe muoversi il Comune di Porto Empedocle in primis sollecitando la Soprintendenza ai beni culturali. Questa la cosa più urgente, dato che il porto a breve sarà interessato da consistenti lavori. Poi credo sarebbe utile provvedere non tanto ad una musealizzazione dei blocchi, anche di difficile realizzazione dato che una parte si trova al di sotto del molo, ma quantomeno bisognerebbe porre in essere una loro tutela e la creazione di percorsi di valorizzazione e conoscenza".

Questo quantomeno per mettere un grande "cerotto" su una ferita non rimarginabile infissa nella carne della città da centinaia di anni ormai e che può, ancora, diventare opportunità di sfruttamento turistico.

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