Referendum sulla fusione Cammarata-San Giovanni Gemini, c'è l'incontro per convincere gli indecisi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Dopo l’assemblea di presentazione svoltasi il 2 febbraio scorso, un altro importante appuntamento organizzato dal comitato promotore per la fusione dei due paesi montani. Domenica 24 febbraio alle ore 17,30 presso il centro fieristico di San Giovanni Gemini, si svolgerà infatti un incontro pubblico nel corso del quale si cercherà di dare risposte alle domande dei cittadini che saranno chiamati alle urne il 28 aprile prossimo, sul referendum di fusione.

Sono infatti discordanti le opinioni tra la gente sulla possibile unificazione dei due paesi: quelli contrari nutrono forti dubbi e perplessità , mentre i favorevoli ribadiscono i benefici che ne deriverebbero per l’intera comunità. L’incontro di domenica e gli altri in programma nelle prossime settimane, precisano i membri del comitato pro fusione, hanno lo scopo di spiegare il progetto e ovviamente, convincere gli indecisi o i contrari, a sostenere questa ambiziosa impresa. Per intanto, gli uffici elettorali dei due Comuni , hanno iniziato ad espletare tutti gli adempimenti preliminari di questa inconsueta consultazione referendaria. Le operazioni di voto si svolgeranno come una qualsiasi consultazione elettorale: gli elettori dei due Comuni, muniti di tessera elettorale, domenica 28 aprile 2019, dalle ore 7,00 alle ore 22,00, dovranno recarsi nelle sezioni elettorali in cui sono iscritti per esprimere un SI o un NO al seguente quesito referendario: “Volete che i territori comunali corrispondenti al territorio dei Comuni di Cammarata e San Giovanni Gemini subiscano una fusione degli stessi comuni e che venga costituito il nuovo comune autonomo con la denominazione di comune autonomo Cammarata Gemini?”.

Lo scrutinio avverrà subito dopo la chiusura dei seggi. Il Referendum sarà considerato valido solo se andranno a votare la maggioranza degli aventi diritto, cioè il 50% più uno, in ciascun Comune.

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